Lo stato del conflitto in Ucraina e i rischi di un collegamento con il teatro iraniano
Mentre prosegue senza soluzione di continuità il conflitto in Ucraina, crescono le interazioni con l’Iran
Dopo quasi quattro anni e mezzo, nessuna concreta soluzione negoziale sembra essere all’orizzonte per portare a un accordo di pace, o quantomeno a un armistizio, nel conflitto in Ucraina, il più grave nella storia d’Europa e delle relazioni internazionali tout court dalla Seconda Guerra Mondiale. Nonostante i molti tentativi diplomatici occorsinegli ultimi anni e mesi con l’aiuto di parti terze, su tutti gli Stati Uniti, rimangono ancora inconciliabili le posizioni tra le due parti in conflitto su questioni territoriali e garanzie di sicurezza future. Parlando di guerre mondiali e di cronologie, conviene sempre rammentare, come dato a sé stante e al tempo stesso comparativo, che l’attuale conflitto in Ucraina iniziato nella sua seconda e strutturale fase con l’offensiva russa del 24 febbraio 2022, ha financo sorpassato la durata della Grande Guerra: fatto che, preso singolarmente, sarebbe già indicativo della gravità di tale traiettoria conflittuale, per non parlare dei numeri di vittime sia civili che militari.
Mentre sul campo la situazione - con i russi che dopo quattro anni hanno occupato all’incirca il venti per cento di territorio ucraino - rimane in una situazione di guerra d’attrito senza decisivi cambiamenti - quella che viene definita in ambiti militari una guerra statica - il conflitto è mutato in quella che molti analisti militari hanno definito la guerra del domani, ossia la guerra coi droni, nella qualeentrambi gli schieramenti hanno sviluppato nuove capacità cavalcando gli sviluppi tecnologici e dell’intelligenza artificiale per colpirsi vicendevolmente. Un modello che non pertiene naturalmente solo a questo conflitto, se pensiamo ad esempio al ruolo schiacciante che l’elemento drone ha avuto nel conflitto tra Armenia e Azerbaijan, col netto successo militare di Baku. Il recente caso del licenziamento del giovane ministro della difesa ucraino Mykhailo Fedorov, protagonista di questa innovativa strategia di successo che implica la centralità dei droni per colpire infrastrutture energetiche, industriali e militari in Russia, non condurrà certamente alla fine o al rallentamento di tale evoluzione operativa. Tale strategia è infatti divenuta il centrale pilastro militare del conflitto in corso, in specie per l’esercito ucraino, che è riuscito a ridurre l’asimmetria strutturale tra i due belligeranti. Un trend militare, quello tra ridotta azione militare sul campo (stallo conflittuale) e iper attivismo di droni, missili e difese aeree, che si appresta a proseguire quantomeno per la seconda parte dell’anno corrente.
I rischi di una congiunzione con il conflitto in Iran: il caso della nave iraniana colpita nel Mar Rosso
Se prima dell’esplosione del conflitto in Iran il solo collegamento - non certo di secondo piano - tra il teatro operativo bellico in Ucraina e l’Iran riguardava principalmente la questione dell’acquisto da parte di Mosca dei droni Shahed iraniani e del loro utilizzo nel campo di battaglia, di recente abbiamo assistito a un aumento delle esternalità negative risultato dell’intreccio dei due teatri conflittuali. Sul finire del mese scorso, l'Ucraina ha difatti colpito una nave iraniana nel Mar Caspio, che secondo Kievstava trasportando rifornimenti per la Russia, mentre nella versione fornita da Teheran si trattava di una nave commerciale.
Dopo le forti dichiarazioni del ministro degli Esteri Abbas Araghchi che ha accusato il governo ucraino di "un attacco sotto ordine di Israele per trascinare l'Europa in guerra" e che "non potrà rimanere senza risposta", la diplomazia di Teheran sembra, dopo aver seriamente valutato una risposta militare a Kiev, aver annullato eventuali scenari di rappresaglia. Uno scenario che, se concretizzatosi, avrebbe portato ad ampie conseguenze in termini di una grave, aumentata conflittualità transcontinentale. Una telefonata tra i rispettivi ministri degli esteri di Ucraina e Iran ha per ora scongiurato tali scenari e fatto rientrare l’emergenza di una ulteriore escalation globale.
Nonostante la situazione sia ora sotto controllo, quanto occorso indica un quadro di alleanze che coinvolge sempre più elementi, portando alla costituzione di gruppi di alleanze globali in contrapposizione l’un l’altro in diverse realtà conflittuali, trascendendo in questo modo ostilità politico-militari tradizionalmente bilaterali.