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Raggiunta una nuova intesa tra Spagna e Marocco

Madrid e Rabat rafforzano la cooperazione economica, anche se resta aperta la partita su dogane, spazio aereo, minerali critici. Il punto di Francesco Meriano

Quattordici accordi su pesca e agricoltura, giustizia, istruzione, formazione. E’ il bilancio del tredicesimo vertice di alto livello tra Spagna e Marocco, che ha visto il premier spagnolo Pedro Sanchez incontrare a Madrid l’omologo marocchino, Aziz Akhannouch, giovedì 4 dicembre. Nuovi tasselli a rinforzo della cooperazione ispano-marocchina, rinverdita da quando, nel marzo 2022, la Spagna si era pronunciata a favore delle ambizioni di Rabat sul Sahara occidentale. Appoggiando il Marocco nella disputa sul territorio, per cinquant’anni conteso alle milizie filo-algerine del Fronte Polisario, Madrid aveva sacrificato le storiche relazioni con l’Algeria (ora in cauto miglioramento) per ottenere la chiusura delle frontiere marocchine ai flussi migratori che, dall’entroterra africano, puntano a raggiungere la Spagna attraverso lo stretto di Gibilterra e le isole Canarie.

Un do ut des che aveva favorito il comprensivo rilancio dei rapporti bilaterali. Il vertice di febbraio 2023 aveva fruttato al regno sharifiano venti accordi, tra cui un pacchetto di investimenti da 800 milioni di euro per le imprese spagnole in Marocco e due protocolli d’intesa per il controllo frontaliero. La distensione politica si innesta sulla continuità dei rapporti economici: già nel 2022 la Spagna risultava il primo partner commerciale del Marocco con un interscambio annuo pari a 17 miliardi di euro, cifra aggiornata a 22 miliardi nel 2024 (circa il 37% dell’interscambio globale marocchino). Attraverso il supporto alla marocanité del Sahara occidentale Madrid guadagna un viatico preferenziale per investire nell’ampio programma di potenziamento infrastrutturale del Marocco, dalle reti ferroviarie (oggetto, lo scorso febbraio, di un protocollo finanziario da 750 milioni di euro) alle rinnovabili, alla dissalazione. A suggello del nuovo corso, Marocco e Spagna ospiteranno congiuntamente, insieme al Portogallo, i mondiali di calcio del 2030.

I nodi più intricati, tuttavia, restano insoluti. Una prima questione riguarda lo status delle exclave spagnole di Ceuta e Melilla, i cui confini terrestri con il Marocco – che le rivendica quali parte integrante del territorio nazionale – restano sostanzialmente chiusi dal 2019, a dispetto di sofferte trattative per la normalizzazione doganale. Il secondo problema è quello relativo allo spazio aereo del Sahara occidentale, che la Spagna controlla attraverso il governo regionale delle Canarie e che il Marocco insiste per acquisire, a certificazione della propria sovranità sul territorio. Madrid esita però a privarsi di una potenziale sinecura (e strumento di sorveglianza) nei confronti del regno nordafricano, le cui rivendicazioni territoriali – terza questione – includono tratti di mare prospicienti alle Canarie e ricchi di tellurio e cobalto: risorse chiave tanto per l’autonomia strategica europea quanto per gli obiettivi di transizione energetica perseguiti dal Marocco. Significativo, a questo proposito, che il pomo della discordia – il governo canariano autonomo di Fernando Clavijo – non abbia ricevuto un invito al vertice di inizio dicembre e sia stato informato da Madrid soltanto a cose fatte.

La partita, intanto, suscita dissidi anche in seno alla Moncloa. Cospicua assente al vertice è stata la vicepremier Yolanda Díaz, leader della coalizione di sinistra Sumar e partner di minoranza fondamentale alla tenuta del governo di Pedro Sanchez. La contrarietà della Díaz all’abbandono della causa sahrawi continua a costituire un punto delicato per l’alleanza tra Sumar e il Partido Socialista Obrero (PSOE) di Sanchez, che nel 2023 aveva riguadagnato la maggioranza parlamentare soltanto grazie alle divisioni tra i conservatori del Partido Popular (risultati primo partito del paese) e l’estrema destra di Vox.

Si acuisce la tensione anche tra Sanchez e il governo autonomo delle Canarie, sorretto dall’appoggio chiave dei conservatori. Il timore di Las Palmas, diffuso sia nei ranghi della maggioranza che dell’opposizione, è che il consolidarsi della presa di Rabat sulla linea costiera del Sahara occidentale cementi – con il supporto di Madrid – le rivendicazioni marittime del Marocco, privando le vicine Canarie di cruciali risorse ittiche e minerarie.

L’assenza di un’intesa pubblicizzata a chiosa del vertice fa pensare che le ambiguità (e le tensioni) restino ben presenti sotto la superficie. Non è escluso, in questo quadro, che Madrid punti a concedere il controllo del traffico aereo sul Sahara occidentale una volta certa di ottenere, in cambio, la normalizzazione politico-economica di Ceuta e Melilla. Al tempo stesso, un accordo Madrid-Rabat sui confini marittimi resta condizionato all’effettiva estensione delle coste marocchine e dunque allo status del Sahara occidentale, dove Madrid ha riconosciuto la primazia del Marocco, ma non la sua effettiva sovranità. Una partita delicata a cui la Spagna si presenta divisa.

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