Trump sulla via di Damasco: l’incontro con Al Sharaa al vertice NATO di Ankara
Il rapporto di progressiva sintonia tra l’Amministrazione Trump e la Siria di Al Sharaa prosegue ed evidenzia il cambio di postura di Washington nella politica estera verso il Medioriente
Si tratta di un'inversione di rotta notevole quella occorsa alla traiettoria politica (e personale) di Ahmed al-Sharaa, l’attuale presidente siriano che, come molto spesso ricordato dai media, fu in passato a capo di una unità militante islamista durante la lunga guerra civile siriana. Oggi, l’immagine inizialmente sorprendente dell’ex guerrigliero a fianco dei più importanti leader mondiali, non fa neanche più notizia. Il presidente degli Stati Uniti, seduto accanto al presidente siriano Ahmed al-Sharaa al vertice NATO in Turchia in una atmosfera amichevole, ha financo dichiarato che rimuoverà la Siria dalla lista degli stati sponsor del terrorismo del Dipartimento di Stato; una mossa rilevante che rimarca il cambio di orientamento geopolitico di Washington verso Damasco ( e verso l’area mediorientale in generale), traducibile in una rafforzata relazione bilaterale. Indirettamente, ciò solidifica anche l’intesa in essere di Trump con la Turchia di Erdogan - alleato centrale del governo siriano di Al Sharaa - rapporto turco-statunitense sul quale ci siamo già soffermati recentemente per le pagine di Med-Or[1]. "Ha fatto un ottimo lavoro. Penso che dovremmo. Sì, lo farò"[2], ha dichiarato Trump con riferimento ad al-Sharaa quando gli è stato chiesto circa una futura rimozione della Siria dalla lista dei Paesi che promuovono il terrorismo. In una breve parentesi storica, si rammenti che tale regime sanzionatorio fu imposto a Damasco in tutt’altra era geopolitica, nel lontano 1979, al tempo del padre di Bashar, Hafez al Assad, per via del supporto di Damasco ai movimenti armati palestinesi e a Hezbollah in Libano.
Punti chiave geopolitici e di politica internazionale della nuova policy statunitense verso la Siria
- In questa nuova dialogante dinamica politica, Washington attua un mutamento, oltre che sul piano contenutistico, anche nell’approccio adottato nei rapporti con Damasco, segnando un cambio di passo considerevole: viene infatti sostituito il metodo tradizionale della pressione senza fine e dell’isolamento diplomatico ed economico, con uno improntato all’inclusione, commerciale e diplomatica
- Dal punto di vista di Washington, la stabilità è al centro di tale mutamento. L’establishment politico statunitense è evidentemente giunto alla conclusione che l'esistenza di uno Stato siriano stabile, a prescindere dalle molteplici sfide e pericoli regionali che deve e dovrà affrontare - si pensi solo alle tensioni territoriali con Israele nel Golan, alla questione dei Drusi e le varie tensioni riguardanti le minoranze del Paese - sia meno costosa e più in linea con gli interessi statunitensi rispetto a un ennesimo, potenziale collasso statuale, caos generalizzato, diffusione della violenza politica, flussi migratori incontrollati e rischio terrorismo (si vedano i casi di Libia, Iraq, Afghanistan…)
- La Siria, implicitamente, non viene più percepita come un anello secondario della catena gerarchica di potenza regionale, come fu nei decenni passati: si apre la strada a una Siria più improntata a un percorso di aumentata autonomia e sovranità geopolitica
- Tali aperture irrobustiscono ulteriormente la figura e la leadership del presidente Al Sharaa, portando a una plausibile maggiore stabilità delle istituzioni e di un sistema Paese che reca tutt’oggi i segni e le debolezze dovuti alla annosa guerra civile, e che necessità fortemente di flussi finanziari per la ricostruzione, che ora possono giungere anche da investimenti del private-sector
- È evidente che tali aperture debbano essere viste come l'inizio di un nuovo processo: un processo che dipenderà dalla capacità del governo Al Sharaa di implementare una reale stabilità interna, tramite il rafforzamento delle istituzioni anche nel senso dello Stato di diritto, concretizzando le potenzialità economiche del Paese e continuando la lotta al terrorismo, costruendo così un progressivo rapporto di aumentata fiducia con la comunità internazionale
[1] G. Cella, Il summit NATO di Ankara: i punti salienti diplomatici e geopolitici, https://www.med-or.org/news/il...
[2] C. Greene, Trump Moves to Revoke Syria's Designation as State Sponsor of Terrorism,