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Un primo passo verso una cooperazione più strutturata con il Niger

L’intervento di Marco Minniti, Presidente della Fondazione Med-Or, durante la cerimonia di consegna di cinquanta concentratori di ossigeno alla Repubblica del Niger, che si è tenuta venerdì 29 ottobre presso la sede della Fondazione.

Con questa nostra iniziativa entra in campo la sicurezza sanitaria, che rappresenta il secondo pilastro delle attività di Med-Or, dopo il primo, l’alta formazione universitaria. Nelle settimane scorse abbiamo consegnato le prime borse di studio a tre ragazzi provenienti dal Marocco, due ragazzi e una ragazza, mentre oggi inauguriamo il primo progetto della Fondazione nel settore della sicurezza sanitaria.
Grande è la necessità di interventi nel campo della sicurezza sanitaria nel mondo e in particolare nel Mediterraneo e in Africa. Questa mattina, grazie all’iniziativa del gruppo Leonardo, abbiamo consegnato 50 concentratori di ossigeno destinati alla Repubblica del Niger: si tratta certamente di una piccola cosa, lo sappiamo bene, ma è anche un segnale verso un Paese amico, impegnato a contenere la Pandemia.
L’auspicio è che anche attraverso queste tecnologie possa svilupparsi una campagna di prevenzione e di cura che consenta di tutelare le popolazioni dell’area del Mediterraneo allargato, regione di cui il Sahel fa parte e in cui il Niger riveste un ruolo strategico.

Sappiamo benissimo che questa partita si gioca su un campo più largo. A questo proposito, ci siamo permessi oggi, alla vigilia del G20 di Roma, di ricordare che l’Africa è un convitato di pietra nel vertice del G20: gran parte delle cose di cui si discuterà riguarda l’Africa, ma vi sarà presente solo il Sud Africa, in quanto unico paese africano tra i membri. L’Italia, tuttavia, ha fatto benissimo ad invitare l’Unione Africana e a fare un’iniziativa preparatoria con l’Africa che desse il segno di un impegno italiano molto forte.

Sappiamo che nel Sahel si gioca una sfida decisiva per la sicurezza complessiva del Mediterraneo e del pianeta. Il Sahel è attraversato da tensioni e da instabilità: tuttavia, in quello che abbiamo chiamato “il confine Meridionale dell’Europa” – definizione che all’epoca, quando fu detta, venne presa con scandalo e ora è diventata cultura comune – si gioca una partita cruciale per la sicurezza dell’Europa, per la lotta contro il terrorismo e per il tema dei flussi migratori.
La nostra azienda produce i sensori per il controllo dei confini ma sappiamo perfettamente che senza le tribù del deserto quei confini non possono essere sorvegliati. Questo perché è indispensabile il fattore umano, non esistendo una tecnologia che possa cancellare completamente l’importanza del fattore umano.
In una regione così complessa come il Sahel, il Niger costituisce un riferimento strutturale di democrazia e di stabilità, e questa è una buona notizia per l’Africa e per l’Europa.

Questo primo atto di oggi può rappresentare un passaggio verso una cooperazione più strutturata con il Niger. A questo proposito, aspettiamo dei giovani studenti provenienti dal vostro Paese, che vogliano studiare nelle nostre università, e che per noi sarà un onore accompagnare verso l’alta formazione.
Considerateci amici, e in un mondo così complesso la parola “amico” ha un valore particolarmente rilevante.

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