UNGA 2026: tra ripristino della fiducia e crisi sistemiche
Una analisi della ottantunesima sessione della United Nations General Assembly 2026: tra volontà di un ripristino della fiducia negli organismi multilaterali e un sistema internazionale sfibrato, dove la pace sembra camminare sul ciglio del baratro. I punti chiave del discorso finale di António Guterres
Il titolo (e leitmotiv) della recente sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite tenutasi al Palazzo di Vetro a New York è stato Restoring Trust, Managing Transformation: A United Nations That Delivers for All. Alfine di non cadere in facili illusioni, sentimenti assolutori o convinzioni troppo ottimistiche circa lo stato delle UN, sono ben presto giunte le laconiche parole dell’attuale presidente della UN General Assembly, il diplomatico bengalese Khalilur Rahman: We must collectively demonstrate that the UN can adapt, reform and better deliver in order to restore trust in our Organization. Una frase che appare quasi un grido di battaglia per il futuro stesso dell’ONU che, tuttavia, nonostante i suoi deficit e la sua inefficacia in taluni annosi archi di crisi, si conferma sempre forum per eccellenza del dialogo ed epicentro del multilateralismo. Un pensiero non certo solo di chi scrive, ma confermato anche dallo stesso presidente Rahman, che si è, in merito, così espresso: leaders had confronted a world of conflict, stalled development, deepening inequality and rapidly accelerating technological change. But amid sharply differing perspectives: […] the United Nations remains indispensable.
Le parole chiave del discorso finale del Segretario Generale Antonio Guterres
Collegandosi a quanto sopra descritto, conviene partire dalle parole espresse nel final address dal padrone di casa, ossia il Segretario Generale delle UN, António Guterres, anche poiché esso costituisce il suo ultimo discorso in occasione di una UN General Assembly[1], in quanto il suo mandato scadrà nel gennaio 2027. In un ampio discorso, Guterres ha avvertito che il potere globale si sta riconfigurando sotto la spinta di conflitti, disuguaglianze, cambiamenti climatici e l’emergere preoccupante dell’intelligenza artificiale, esortando i leaders mondiali a governare e gestire tale potere attraverso il diritto e la cooperazione, anziché la forza e la divisione, rimettendo quindi, nei suoi condivisibili desiderata, le Nazioni Unite al centro delle relazioni internazionali e nella risoluzione dei rapporti conflittuali tra Stati.
Fratture sempre più profonde e la trasformazione del potere
Il Segretario Generale, ha sottolineato come nell’ultimo decennio i conflitti si sono pericolosamente moltiplicati, i civili sono stati progressivamente presi di mira e i diritti umani calpestati: il diritto internazionale è stato messo da parte, mentre le fratture geopolitiche si sono acuite. In tale volatile quadro globale, la fiducia si è sgretolata (trust has frayed). Guterres, nel suo speech, unisce le crisi sistemiche della geopolitica globale alla crisi climatica, ai rischi dovuti alle pericolose potenzialità dell'intelligenza artificiale. Sottolinea come esse non siano issues separate, ma parte di un'unica trama: they are chapters of the same story, the story of power. Chi detiene il potere in tale turbolento contesto? Il Segretario Generale delle UN si risponde sottolineando il passaggio dal potere statuale, a quello di gruppi e corporazioni e conglomerati di potere private: an extraordinary transfer of power away from governments to a handful of private corporations and individuals.
Il nuovo multilateralismo: Networked Multipolarity
In un’altra interessante fase del discorso, Guterres si sofferma sulla forma del sistema internazionale corrente, confermandone la sua struttura ormai chiaramente multipolare. Argomenta ulteriormente che, tale struttura multipolare, può tuttavia prendere forme differenti: o quella di una logica transazionale e violenta - quella verso la quale il sistema internazionale sembra essere avviato - o quella della cooperazione e della diplomazia. Esiste però un’altra strada: quella che può portare verso una networked multipolarity, ossia un mondo che si fonda sull’interdipendenza e si struttura in una fitta trama di connessioni economiche, politiche, sociali e tecnologiche; una realtà internazionale nella quale i vari, conflittuali quanto molteplici centri di influenza coesistono nel quadro del rispetto del diritto internazionale. Un quadro ideale, quest’ultimo, che secondo il pensiero improntato a una idealità universalista ottimistica del Segretario Generale delle Nazioni Unite, dovrebbe condurre all’assenza di tendenze egemoniche, antidoto contro qualsivoglia forma di unipolarismo aggressivo.
Considerazioni finali sul futuro delle Nazioni Unite
Nelle conclusioni finali del suo ultimo discorso come Segretario Generale delle Nazioni Unite, Guterres ha, prevedibilmente, sottolineato (e auspicato) l’importanza di un ritorno a una architettura globale che abbia come pilastro le Nazioni Unite: sistema quindi incentrato un sistema ONU che debba però essere equilibrato e soprattutto rappresentativo - sia in termini di potenza geopolitica, economica e demografica - riflettendo ordunque le disparità di rappresentatività in essere, specie se si guarda al Consiglio di Sicurezza. Un Consiglio di Sicurezza che invero, resta ancora incredibilmente fermo agli assetti di potere usciti più di ottant’anni fa dal secondo conflitto mondiale. Una riforma strutturale da molto attesa ma che sembra però non arrivare mai: una riforma che forse, si spera, dovrà e potrà gestire il successore di Antònio Guterres.
[1] Transcript: António Guterres’ Final Address At The 81st Session UN General Assembly,