Al via la presidenza indiana dei BRICS
New Delhi dovrà esercitare una leadership efficace in un sistema internazionale segnato da crescente incertezza e competizione sistemica.
In un momento di forte instabilità del sistema internazionale, l’India si appresta ad assumere un ruolo centrale sulla scena globale in qualità di presidente dei BRICS per il 2026. I preparativi per il XVIII Vertice del gruppo, che Delhi ospiterà nel corso dell’anno, sono iniziati ufficialmente il 13 gennaio 2026 con la presentazione del logo e del tema della presidenza da parte del Ministro degli Esteri Jaishankar. La scelta simbolica e concettuale — inclusività, dialogo e crescita condivisa, sintetizzati nel tema “Costruire per la resilienza, l’innovazione, la cooperazione e la sostenibilità” — richiama la visione people-centric promossa dal Primo Ministro Narendra Modi sin dal Vertice BRICS del 2025 in Brasile.
L’attuale configurazione dei BRICS Plus conferisce al gruppo un peso strutturale rilevante: oltre un terzo del PIL mondiale, più della metà della popolazione globale e una significativa capacità militare. Se il vantaggio tecnologico del G7 resta marcato, soprattutto nei settori avanzati, è sempre più evidente come molti Paesi al di fuori del blocco occidentale stiano colmando il divario in ambiti specifici, in particolare nella produzione di tecnologie militari a basso costo ma ad alto impatto strategico, come i droni. Questo riequilibrio tecnologico contribuisce a rafforzare l’autonomia strategica del Sud Globale, uno degli obiettivi impliciti dell’agenda BRICS.
Tuttavia, l’India eredita una presidenza complessa. Le profonde divergenze politiche tra i Paesi membri emergono con chiarezza su alcuni dei dossier internazionali più sensibili, primo fra tutti quello iraniano. L’ingresso dell’Iran nei BRICS nel 2024 ha accentuato le tensioni interne al gruppo, soprattutto alla luce delle proteste violente contro il regime di Teheran e della postura adottata dagli Stati Uniti sotto la presidenza Trump. Il sostegno esplicito di Washington ai manifestanti, unito alla minaccia di opzioni militari e all’annuncio di dazi punitivi verso i Paesi che intrattengono rapporti economici con l’Iran, ha costretto i BRICS a confrontarsi con una frattura strategica difficile da ricomporre.
Le reazioni all’interno del gruppo sono state tutt’altro che omogenee. Cina e Russia hanno ribadito la loro opposizione a qualsiasi forma di interferenza esterna, mentre Brasile e Sudafrica hanno adottato una linea più critica nei confronti di Teheran, sollecitando una gestione interna della crisi. Questa ambiguità si è riflessa anche sul piano militare, come dimostrato dall’esclusione dell’Iran dall’esercitazione navale BRICS Plus tenutasi in Sudafrica. Il ritiro forzato delle navi iraniane all’ultimo momento è stato interpretato da molti osservatori come un tentativo di Pretoria di attenuare le pressioni statunitensi, rivelando quanto le dinamiche esterne possano condizionare la coesione del gruppo. La scelta dell’India di restare fuori dall’esercitazione segnala, al tempo stesso, una cauta strategia di equilibrio.
A queste tensioni si sommano dispute bilaterali irrisolte che attraversano il blocco. Il rapporto tra India e Cina resta strutturalmente fragile, nonostante i recenti tentativi di stabilizzazione diplomatica. Le persistenti controversie territoriali continuano a riemergere ciclicamente, mettendo in discussione la capacità dei due principali attori asiatici dei BRICS di costruire una vera fiducia strategica.
Anche all’interno del continente africano emergono fratture significative. Le tensioni tra Egitto ed Etiopia sulla diga GERD rappresentano uno dei nodi geopolitici più delicati della regione del Nilo, intrecciando sicurezza idrica, sviluppo economico e stabilità regionale. Le divergenze si estendono inoltre al Corno d’Africa, dove le posizioni opposte sul riconoscimento del Somaliland come stato indipendente dalla Somalia riflettono visioni contrastanti dell’ordine regionale e della sovranità statale.
In questo contesto frammentato, la sfida principale della presidenza indiana non consiste solo nel gestire le divisioni, ma nel tentativo più ambizioso di trasformare i BRICS in un attore credibile della governance globale. Come sottolineato da Jaishankar, l’obiettivo è rilanciare un multilateralismo riformato, più inclusivo ed efficace, in continuità con i risultati conseguiti durante la presidenza brasiliana. Dichiarazioni chiave sulla cooperazione del Sud Globale, sulla finanza climatica e sulla governance dell’intelligenza artificiale hanno già posto le basi di un’agenda che l’India è chiamata a consolidare e sviluppare.
È evidente che il Vertice BRICS di Delhi si svolgerà in un clima internazionale segnato da crescente polarizzazione e competizione sistemica. Le iniziative e i messaggi che emergeranno da questo appuntamento potrebbero avere un impatto rilevante sull’evoluzione dell’ordine globale. Tuttavia, la reale capacità dei BRICS di influenzare tale ordine dipenderà dalla loro abilità nel gestire, se non superare, le profonde divergenze politiche interne che oggi ne rappresentano il principale limite strutturale.