L’India e la ridefinizione della governance globale dell’intelligenza artificiale
L’India ha utilizzato l’AI Impact Summit per proporsi come terzo polo della governance globale dell’intelligenza artificiale, puntando su inclusione, sviluppo e leadership nel Sud Globale
L’AI Impact Summit di Nuova Delhi del 2026, tenutosi a metà febbraio, è stato il tentativo più ambizioso finora compiuto da una potenza emergente per influenzare la traiettoria politica, economica e normativa dell’intelligenza artificiale a livello globale. In un contesto dominato dalla competizione tra Stati Uniti e Cina, l’India cerca di posizionarsi come terzo attore capace di proporre un modello alternativo, fondato su inclusione, sviluppo e autonomia strategica. L’AI — leva cruciale dello sviluppo globale — diventa così uno degli strumenti principali con cui New Delhi intende rafforzare la propria posizione nel sistema internazionale sempre più multipolare.
Il messaggio centrale emerso dal vertice è stato chiaro: l’intelligenza artificiale non deve essere considerata esclusivamente come una tecnologia di frontiera o uno strumento di competizione geopolitica, ma come un’infrastruttura pubblica in grado di accelerare lo sviluppo economico e sociale. È così che New Delhi ha proposto uno spostamento del dibattito internazionale dall’enfasi sui rischi e sulla sicurezza verso l’attenzione agli impatti concreti sull’economia reale, sui servizi pubblici e in definitiva sulla qualità della vita dei cittadini.
In questo senso, l’India ha cercato di presentarsi come ponte tra economie avanzate e Sud Globale. Forte della propria esperienza nello sviluppo di infrastrutture pubbliche digitali su larga scala — dall’identità digitale ai sistemi di pagamento interoperabili — il Paese ha sostenuto che l’AI potesse diventare uno strumento di empowerment collettivo, capace di ridurre il divario digitale e favorire una crescita più inclusiva. Il richiamo al principio “Sarvajan Hitaya, Sarvajan Sukhaya” (benessere per tutti, felicità per tutti) ha sintetizzato questa visione, nella quale la tecnologia è stata concepita come mezzo per il progresso umano e non come fine in sé.
Il quadro concettuale della strategia indiana è stato articolato nella visione M.A.N.A.V., “umano” in hindi e acronimo di Moral and Ethical Systems, Accountable Governance, National Sovereignty, Accessible and Inclusive AI, Valid and Legitimate Systems. Ossia una concettualizzazione che integra e sistematizza gran parte dei temi emersi negli ultimi anni nel dibattito globale sull’AI, spostandone il focus dalla sola dimensione tecnologica a quella delle collettività, delle istituzioni e dell’interesse pubblico. Tale approccio riflette l’intenzione di coniugare innovazione e valori democratici, sostenendo che la fiducia pubblica rappresenti la condizione indispensabile per l’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale. In questa prospettiva, la sovranità tecnologica non implica isolamento, ma la capacità di sviluppare modelli, infrastrutture e competenze nazionali mantenendo al contempo un alto grado di cooperazione internazionale.
È qui che l’elemento distintivo della proposta indiana – la centralità attribuita al Sud Globale – trova applicazione concreta, collegando la visione normativa alla dimensione concreta dello sviluppo. Nuova Delhi ha sottolineato come la governance dell’AI non possa essere definita esclusivamente dalle economie avanzate, ma debba includere le esigenze di Paesi caratterizzati da risorse limitate, elevata crescita demografica e bisogni di sviluppo urgenti. In questa prospettiva, l’enfasi su modelli multilingue, dataset contestualizzati e applicazioni in settori come sanità, agricoltura ed educazione riflette l’ambizione di costruire un ecosistema tecnologico più distribuito e meno concentrato, capace di tradurre principi inclusivi in capacità operative.
Proprio questa esigenza di operatività su larga scala ha fatto emergere, accanto alla dimensione normativa, un approccio pragmatico orientato alla realizzazione di competenze concrete lungo l’intera filiera dell’AI, dalle applicazioni ai modelli, dal calcolo al capitale umano e alle infrastrutture energetiche. La strategia “full stack” si inserisce quindi come complemento funzionale alla narrativa sul Sud del Mondo, mirando a rafforzare la resilienza tecnologica del Paese e a ridurre la dipendenza da un numero limitato di fornitori globali, pur riconoscendo l’importanza delle partnership con le principali aziende internazionali.
In questo quadro, le criticità emerse durante il summit non hanno oscurato il valore strategico dell’iniziativa, ma ne hanno evidenziato la complessità strutturale. L’India si è trovata infatti a operare in un settore caratterizzato da barriere d’ingresso elevate, dove la disponibilità di infrastrutture computazionali su larga scala rappresenta un fattore decisivo proprio per rendere credibile l’ambizione inclusiva avanzata dal vertice. Allo stesso tempo, il clima geopolitico attuale, segnato da una crescente competizione tra potenze e da una certa diffidenza verso nuovi meccanismi di governance globale, rende più difficile costruire consenso attorno a regole condivise, mostrando come la proiezione internazionale dell’India (riguardo alla visione dell’AI come in altri campi) debba misurarsi con un contesto globale ancora frammentato.
Tuttavia, proprio queste sfide hanno contribuito a definire il ruolo attuale di New Delhi come laboratorio di adozione globale più che come leader tecnologico di frontiera. Piuttosto che competere direttamente sul piano dell’innovazione radicale, l’India sembra puntare a diventare subito il principale laboratorio mondiale per l’adozione e l’applicazione su larga scala dell’intelligenza artificiale, così da essere esempio e guida virtuosa, che intende contribuire alla definizione degli standard internazionali. La dimensione del mercato interno, la disponibilità di capitale umano qualificato e il dinamismo dell’ecosistema delle startup rappresentano vantaggi comparativi significativi, capaci di attirare l’interesse delle grandi aziende tecnologiche globali e favorire la nascita di partnership strategiche.
Nel complesso, l’AI Impact Summit ha segnato un passaggio importante nella proiezione internazionale dell’India come potenza tecnologica emergente, così come nella visione lungo termine dell’AI nel mondo. Più che rivendicare una leadership immediata, Nuova Delhi ha avanzato una proposta strategica: costruire un ordine digitale in cui l’intelligenza artificiale sia al servizio dello sviluppo umano, della stabilità economica e della cooperazione internazionale. In un’epoca in cui l’AI sta ridefinendo equilibri di potere e modelli di crescita, l’iniziativa indiana suggerisce che la competizione tecnologica non si giochi soltanto sulla superiorità degli algoritmi, ma anche sulla capacità di offrire una visione credibile e inclusiva del futuro digitale globale. La riuscita di questa ambizione dipenderà dalla capacità del Paese di trasformare la propria narrativa in risultati tangibili, consolidando infrastrutture, competenze e partnership.