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Gerd: le acque del Nilo al centro della contesa tra Etiopia, Sudan ed Egitto

La Grand Ethiopian Renaissance Dam è un’infrastruttura strategica per il futuro dell’Etiopia, che rappresenta però un elemento di confronto tra i governi dei paesi situati lungo il corso del fiume Nilo.

A oltre un anno dalla sua messa in funzione, la Grand Ethiopian Renaissance Dam continua a rappresentare un elemento di confronto, e tensione, in seno al continente africano e, nello specifico, nei rapporti tra Etiopia, Egitto e Sudan. Lunga circa due chilometri e posizionata lungo il corso del Nilo Azzurro, sul confine tra Etiopia e Sudan, la diga rappresenta il fulcro della strategia di crescita e sviluppo di Addis Abeba. A regime massimo la GERD, con i suoi 5000 megawatt, potrebbe infatti raddoppiare la produzione nazionale di elettricità, sinora sufficiente a soddisfare la domanda di circa metà dei 120 milioni di abitanti del paese. L’infrastruttura permetterebbe all’Etiopia di sostenere la crescita industriale e tecnologica del tessuto produttivo nazionale e di assurgere al ruolo di principale fornitore di energia in Africa orientale.

Seppur la stima dei costi si attesti a circa quattro miliardi di dollari, la diga può avere un effetto moltiplicatore tanto sul lato economico quanto rispetto all’estensione dell’influenza regionale etiope. Intervenire sulle sorgenti occidentali del Nilo – che forniscono al bacino idrico circa l’85% del proprio volume – può, infatti, garantire ad Addis Abeba il controllo della portata del fiume per i paesi a valle. Condizione, questa, che preoccupa l’Egitto e il Sudan, già minacciati dalla siccità legata al cambiamento climatico e che vedrebbero diminuire ulteriormente l’acqua a disposizione per l’agricoltura e per gli usi industriali, con serie ricadute per la sicurezza nazionale.

Il Cairo, il cui sostentamento e sviluppo dipende dal Nilo sin dall’antichità, considera la diga una minaccia esistenziale. Nel corso degli anni le Nazioni Unite, l’Unione Africana e la Banca Mondiale hanno più volte promosso dei negoziati. Tuttavia, non è stato raggiunto nessun accordo significativo e anzi, poco dopo le trattative di luglio 2023, Addis Abeba ha completato il quarto e ultimo riempimento del bacino artificiale, esacerbando ulteriormente le inquietudini degli stati rivieraschi.

La possibilità di percorrere una strada diplomatica è poi resa ancora più complicata dagli sviluppi in Sudan. Terzo paese interessato dal progetto e interlocutore chiave per entrambi i contendenti, Khartoum, benché storicamente schierato con l’Egitto, ha tuttavia mostrato un crescente interesse verso i benefici della diga nel regolare carenza idrica ed esondazioni, derivanti dalle alterazioni stagionali del Nilo. Tali attenzioni sono state acuite anche dalla secessione del Sud Sudan nel 2011, che ha privato il Sudan di buona parte dei proventi petroliferi e spinto il paese a favorire la produzione agricola. Di qui l’incontro di gennaio 2023 tra il primo ministro etiope Abiy Ahmed e Abdel Fattah al-Burhan, presidente del Consiglio Sovrano di Transizione di Khartoum dopo il golpe che nel 2019 aveva spodestato il trentennale regime di al-Bashir.

In quest’ottica, la guerra civile divampata ad aprile 2023 tra al-Burhan e il capo delle Forze di Supporto Rapido (RSF) nonché suo ex-braccio destro, generale Mohamed Dagalo “Hemedti”, rischia di ostacolare futuri negoziati e intensificare la competizione tra Egitto ed Etiopia sul dossier sudanese: non a caso, il Cairo e Addis Abeba sono state le prime destinazioni scelte rispettivamente da al-Burhan e Hemedti nel quadro delle mediazioni rimaste, per il momento, prive di risultati. Nell’immediato, l’incerta posizione di Khartoum fa sì che la GERD – sia pure a potenza ridotta – operi in assenza di una specifica cornice regolatoria.

In parallelo alla crisi in Sudan, vi è poi da considerare l’acuirsi delle tensioni geopolitiche nel Corno d’Africa. Mentre si aggravano le insurrezioni nelle province etiopi di Amhara e Oromia e proseguono le tensioni nel Tigray, il tentativo di Addis Abeba di accordarsi con il governo regionale del Somaliland per uno sbocco sul Mar Rosso ha spinto anche la Somalia ad entrare in rotta di collisione – per il momento solo diplomatica – con l’Etiopia.

Nell’attuale contesto dell’Africa Orientale, caratterizzata tanto da profonde crisi interne quanto da tensioni regionali ed ingerenze esterne, anche un’infrastruttura strategica come la GERD potrebbe quindi trasformarsi in un ulteriore fattore di potenziale instabilità. Con il verificarsi di possibili nuove crisi di natura climatica, in una regione del globo particolarmente esposta agli effetti più gravi dei cambiamenti climatici, la competizione per il controllo delle risorse acquee, come quelle di un grande fiume come il Nilo che ancora oggi disseta milioni di persone e rende possibili attività economiche di importanza centrale per i paesi in cui sono sviluppate, potrebbe andare aumentando, con un corollario di tensioni e rivalità già esistenti che potrebbero andare aggravandosi.

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