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Il nuovo ruolo del Kazakistan nella crisi internazionale

di Antonio Stango

Come stanno cambiando il ruolo del Kazakistan nel panorama internazionale e i rapporti con Mosca e con i paesi occidentali nel punto di Antonio Stango

Kachor Valentyna / Shutterstock.com

La distinzione dalle posizioni di Mosca

Nelle ultime settimane l’attività diplomatica del Kazakistan è stata particolarmente intensa, anche nei vari organismi multilaterali regionali dei quali lo Stato è parte. La crisi internazionale determinata dal conflitto russo-ucraino sembra essere per il presidente Kassym-Jomart Tokayev un’occasione per affermare una chiara distinzione delle posizioni del Kazakistan da quelle della Federazione Russa, sia per sfuggire al rischio di un coinvolgimento nelle sanzioni, sia per coglierne eventuali opportunità.

Del resto, Tokayev è deciso a continuare ed estendere la tradizionale politica estera multivettoriale del Paese, potendo contare su notevoli competenze ed esperienze: oltre che all’Istituto per le Relazioni Internazionali di Mosca, ha studiato in Cina; parla Mandarino oltre che Kazako, Russo, Inglese e Francese; ed è stato per molti anni primo ministro, ministro degli Esteri e poi direttore generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, prima di divenire come presidente del Senato il successore costituzionale ad interim di Nazarbayev dopo le sue dimissioni nel marzo 2019 e quindi essere confermato alla carica di Capo dello Stato con elezioni tenute meno di tre mesi dopo.

Nonostante il fatto che ai primi di gennaio, per controllare la situazione del Paese dopo la repressione violenta di un’ondata di proteste popolari, fossero stati dispiegati per una settimana reparti prevalentemente russi dell'Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva, Tokayev ha respinto l'idea – espressa da un giornalista televisivo russo – che il Kazakistan fosse stato “salvato” da quell'intervento e che dovesse pertanto comportarsi con speciale gratitudine verso la Russia. Già in febbraio il ministero degli Esteri del Kazakistan aveva escluso il riconoscimento dell’indipendenza delle province ucraine di Luhansk e Donetsk; il 2 e il 24 marzo il Kazakistan si è astenuto su entrambe le risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU contro l’invasione dell’Ucraina. All'inizio di marzo nella ex capitale Almaty è stato anche consentito a più di duemila persone di manifestare per l’Ucraina – eccezionalmente in un Paese dove di solito si autorizzano solo le manifestazioni in favore del governo. È stata poi quasi formalmente abolita, dopo la cancellazione per Covid dei due anni precedenti, la celebrazione ufficiale del 9 maggio come Giornata della Vittoria della “Grande Guerra Patriottica” da parte dell’Unione Sovietica: una data gradita in generale fra la minoranza russa ma meno da molti kazaki etnici – tanto più che i kazaki avevano anche sofferto, con le collettivizzazioni, un genocidio paragonabile all’Holodomor degli ucraini e che dal 1949 al 1989 il loro territorio era stato usato per oltre 450 test nucleari sotterranei sovietici.

Il 17 giugno, in una conversazione pubblica con Putin moderata dalla direttrice della rete televisiva “Russia Today” Margarita Simonyan al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, Tokayev ha fatto riferimento al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite sostenendo la prevalenza dell’integrità territoriale sul principio di autodeterminazione e affermando che, se quest’ultimo fosse attuato ovunque, ci sarebbero ”più di 500 Stati invece dei 193 attualmente membri delle Nazioni Unite”, quindi “il caos". Il Kazakhstan, pertanto, non intende riconoscere né le “repubbliche popolari” del Donbas, né l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud; così come, in altre aree, il Kosovo o Taiwan.

La riforma costituzionale di giugno

In marzo Tokayev ha annunciato la proposta di un’ampia riforma costituzionale, presentandola come il passaggio “da una forma di governo super-presidenziale a una repubblica presidenziale con un Parlamento forte". In aprile ha stabilito che gli emendamenti sarebbero stati votati non dal Parlamento, ma da un referendum popolare, che ha poi convocato per il 5 giugno. Agli elettori è stato chiesto semplicemente di accettare o respingere un pacchetto di 56 modifiche complessive a 30 articoli della Costituzione; secondo la commissione elettorale centrale, con un’affluenza alle urne del 68,06%, il 77,18% dei votanti ha approvato la riforma. Questa include fra l’altro l’abolizione dello status di “leader della nazione” dell'ex presidente Nazarbayev, un tentativo di limitare il nepotismo con il divieto per i familiari del presidente in carica di occupare posizioni chiave nel settore pubblico e il divieto per il presidente stesso di appartenere a un partito politico. Già a fine aprile, in previsione di questo, Tokayev si era dimesso dal partito di governo Amanat (“Volontà ancestrale”), che era stato fondato nel 1999 da Nazarbayev con il nome di Otan (“Patria”).

La camera bassa del Parlamento, il Mazhilis (“Assemblea”) passa da 107 a 98 membri, poiché vengono rimossi i 9 seggi prima eletti non a suffragio universale ma dall’Assemblea dei Popoli del Kazakistan (un organismo consultivo composto da rappresentanti di oltre cento gruppi etnici del Paese) su designazione del suo presidente – che è lo stesso presidente della Repubblica. L’Assemblea dei Popoli eleggerà ora con lo stesso sistema non nove membri del Mazhilis, ma cinque del Senato; mentre i senatori di nomina presidenziale diretta passano da 15 a 10. Il presidente conserva il potere di nominare il primo ministro, gli altri membri del governo, il procuratore generale, i capi della sicurezza, della commissione elettorale centrale, della banca nazionale e altre cariche; non nominerà più gli akim (governatori) delle regioni e delle grandi città e non potrà più annullarne gli atti, ma sarà lui a proporli come candidati. Le riforme peraltro non affrontano la questione dell’effettiva possibilità di scelta da parte dei cittadini, data la sostanziale impossibilità, almeno finora, di registrare partiti politici di opposizione. Le prossime elezioni parlamentari sono previste nel 2026; quelle presidenziali nel 2024.

La politica rispetto alle sanzioni e le nuove prospettive economiche

In un'intervista al canale televisivo “Rossia-24” in giugno, Tokaev ha affermato che il Kazakistan, pur lavorando intensamente con il governo russo, non farà nulla per consentire alla Federazione Russa di aggirare le sanzioni internazionali, in modo da non essere oggetto di possibili sanzioni secondarie. Il Paese deve infatti evitare di cadere nell’isolamento economico, e anzi cercare di cogliere opportunità dall’attuale situazione più che risentirne negativamente.

Un elemento bivalente è il fatto che il Kazakistan è parte dell’Unione Economica Eurasiatica (UEE) insieme con Federazione Russa, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan, così che la sua economia è legata per molti aspetti a quella russa. In marzo l’iniziale crollo del rublo dopo le sanzioni internazionali aveva avuto un forte impatto anche sulla sua valuta, il tenge; successivamente, si sono riscontrati problemi nell’interscambio tra i due Paesi, con riduzioni e interruzioni in particolare nell’importazione dalla Russia di apparecchiature elettroniche, pezzi di ricambio per auto e altre merci colpite dalle sanzioni o prodotte in Russia da aziende occidentali che hanno chiuso le proprie filiali locali. Il Kazakistan sta quindi operando per diversificare i Paesi di origine di alcuni beni da importare, guardando alla Turchia e all’Unione Europea. Intanto però alcune aziende russe stanno trasferendo le proprie attività in Kazakistan, che sta anche attraendo capitali grazie a un sistema bancario non sanzionato e che negli ultimi mesi ha visto l’arrivo di migliaia di giovani particolarmente qualificati dalla Russia e dalla Bielorussia in cerca di sbocchi professionali: secondo dati ufficiali, nel solo primo trimestre dell’anno oltre 1.000 cittadini russi hanno chiesto un permesso di residenza permanente in Kazakistan e circa 10.000 hanno chiesto il codice identificativo individuale che consente di aprire conti correnti bancari e svolgere regolari attività economiche. Il Kazakistan potrebbe quindi divenire esportatore verso la Russia di alcuni degli stessi beni che prima ne importava.

Il settore di maggiore rilevanza per l’economia del Kazakistan resta naturalmente quello energetico. Tokayev ha ricordato che il potenziale di produzione di petrolio del Paese non è ancora completamente sfruttato. Nel 2021 le esportazioni di greggio sono state di 65,7 milioni di tonnellate e tale quantitativo potrebbe aumentare considerevolmente quest’anno. Il trasporto è avvenuto finora per circa il 90% attraverso il territorio russo, mentre ora il Kazakistan punterebbe a una maggiore diversificazione. Incontrando a Teheran il presidente iraniano il 19 giugno, Tokayev ha concordato l’aumento della cooperazione fra i due Paesi nel trasporto ferroviario, stradale e sul Mar Caspio nonché nell’uso dei porti iraniani per l’esportazione.

Il rafforzamento della cooperazione nei settori logistico e dell’energia è stato anche oggetto il 28 giugno di un incontro a Baku tra i ministri degli Esteri e di Industria e infrastrutture del Kazakistan e i loro omologhi di Azerbaigian e Turchia, in cui si sono discussi progetti congiunti di oleodotti, linee ferroviarie, strutture e condizioni tecniche e tariffarie portuali su Mar Caspio e Mar Nero.

Il Kazakistan è anche un Paese chiave per la produzione di uranio e di terre rare. Quella di uranio è annualmente circa il 41% di quella mondiale, e copre fra l’altro più di un quinto del fabbisogno delle centrali nucleari europee. Un impianto per la trasformazione dell’uranio in barre destinate a centrali cinesi è in costruzione, in base a un accordo del 2021, con una partecipazione del 49% (435 milioni di dollari) da parte della CGN (China General Nuclear). Fra le terre rare, su cui hanno da tempo investito soprattutto società giapponesi, tedesche e francesi, il disprosio è essenziale per applicazioni nel campo dei magneti permanenti usati per generatori elettrici, dai grandi impianti ai motori per automobili elettriche o ibride, la cui domanda globale è in forte crescita.

Intervenendo il 30 giugno al Summit del Mar Caspio ad Ashgabat, in Turkmenistan, Tokayev ha affermato che gli attuali sviluppi, con l’interruzione di alcune catene logistiche abituali, rendono più rilevanti sia le risorse naturali che il potenziale di transito della regione, notando che nei primi cinque mesi di quest'anno il volume di trasporto dei carichi del Kazakistan lungo la rotta transcaspica è aumentato di 2,5 volte e che il Paese ha iniziato a modernizzare l’infrastruttura portuale e ad ampliare la flotta marittima. Questo sembra offrire importanti prospettive di investimento da parte di aziende europee specializzate. Un ulteriore campo di iniziative imprenditoriali internazionali può riguardare la questione, citata da Tokayev, delle gravi condizioni dell’ecosistema del Caspio, dove sono preoccupanti il calo del flusso del fiume Ural, il degrado della vegetazione delle pianure alluvionali e l'inquinamento antropico.

In marzo il Kazakistan, insieme a Turchia, Georgia e Azerbaigian, ha firmato una dichiarazione quadrilaterale sul corridoio centrale transcaspico est-ovest per facilitare il trasporto intermodale di merci, dirigendolo maggiormente verso i porti georgiani sul Mar Nero.

Circa le relazioni con l’Italia, in un articolo pubblicato su “Il Sole 24 Ore” il 15 giugno l’ambasciatore a Nur-Sultan Marco Alberti ricordava come siano già presenti nel Paese 250 imprese italiane e rilevava le opportunità non solo nel settore Oil&Gas, ma anche in quelli delle energie rinnovabili, dell’agri-business e delle infrastrutture; notava inoltre positivamente la nuova connessione aerea diretta Milano-Almaty e la prossima apertura nella ex capitale del primo Istituto Italiano di Cultura in Asia centrale.

I rapporti con gli altri Paesi turcofoni e le iniziative in diverse reti internazionali

Avendo oltre il 71% della popolazione di lingua kazaka (circa il 65%) o di altra lingua turcica, il Kazakistan è membro dell'Organizzazione degli Stati Turchi (in lingua turca, Türk Devletleri Teşkilâtı), precedentemente chiamata Consiglio Turco o Consiglio di cooperazione degli Stati di lingua turcica, insieme con Azerbaigian, Kirghizistan, Turchia e Uzbekistan, con segretariato a Istanbul. Gli stessi Stati, con esclusione dell’Uzbekistan, hanno fondato nel 2008 l'Assemblea parlamentare dei Paesi di lingua turcica (TURKPA), con segretariato a Baku e sessioni plenarie annuali nei diversi Stati membri. Il 10 giugno il suo segretario generale – un diplomatico turco – ha partecipato a Napoli alla riunione di Coordinamento Antiterrorismo delle Assemblee Parlamentari, organizzato dall'Ufficio delle Nazioni Unite Contro il Terrorismo (UNOCT) in collaborazione con l'Assemblea Parlamentare del Mediterraneo.

Fra i Paesi turcofoni dell’area ex sovietica, il Kazakistan sembra rafforzare negli ultimi tempi le relazioni con l’Azerbaigian. In maggio l'Istituto di studi strategici del Kazakistan ha firmato un memorandum d'intesa con il Centro di Analisi delle Relazioni Internazionali di Baku per l'istituzione di un “Consiglio di esperti Azerbaigian-Kazakistan".

Come membro dell’Unione Economica Eurasiatica, il Kazakistan è anche parte del cosiddetto ‘formato BRICS+”, che collega il gruppo di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa con Paesi che condividano con uno di questi Stati l’appartenenza a un’organizzazione regionale di cooperazione economica. Intervenendo online il 24 giugno a un dialogo di alto livello sullo sviluppo globale a margine del vertice virtuale BRICS di Pechino, Tokayev ha definito “vitale” l’interesse del Kazakistan nello sviluppo del partenariato con i Paesi del gruppo, soffermandosi poi non su temi politici contrastanti con il G7 o con altre organizzazioni ma sul sostegno all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Tokayev ha anche ricordato la proposta del Kazakistan di creare ad Almaty un centro delle Nazioni Unite per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per l'Asia centrale e l'Afghanistan, in particolare per “affrontare i rischi regionali aggravanti legati al nesso acqua – energia – sicurezza alimentare”.

Molto attento a porsi come parte responsabile e attiva nel sistema delle Nazioni Unite, il Kazakistan ha contribuito negli anni con ufficiali e specialisti a missioni di osservazione o di peace-keeping in Sahara occidentale, in Costa d'Avorio e in Libano. Il 1° luglio una sessione congiunta delle due camere del Parlamento kazako ha approvato la proposta del presidente Tokayev di inviare un contingente di mantenimento della pace ad integrazione delle missioni delle Nazioni Unite in Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo e Mali. Nella presentazione della proposta, letta dal ministro della Difesa, si è accennato anche alla necessità, a causa della situazione nella regione e mondiale, di rafforzare l'addestramento militare e di acquisire maggiori esperienze sul campo.

Il 24 giugno Tokayev ha ricevuto a Nur-Sultan il direttore dell'Ufficio dell’OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR), l’italiano Matteo Mecacci, discutendo un rafforzamento della cooperazione per lo sviluppo di democrazia, diritti umani e Stato di diritto.

Un importante forum triennale che il Kazakistan ha avviato fin nel 2003 è il “Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali” per il dialogo interreligioso e fra le civiltà, la cui VII edizione, prevista nel 2021 e rimandata per la pandemia, si terrà a Nur-Sultan dal 14 al 15 settembre. Il 31 maggio il ministro degli Esteri Mukhtar Tileuberdi è stato ricevuto in Vaticano da papa Francesco, che ha confermato la propria volontà di partecipazione. L’evento riunirà circa 130 delegazioni da 58 Stati e avrà fra i principali ospiti anche il grande imam di Al-Azhar Sheikh Ahmed El-Tayeb, il patriarca di Mosca Kirill e il segretario generale dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica, della quale il Kazakistan fa parte.

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