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Il Pakistan tra emigrazione e tensioni interne

Il Pakistan tra emigrazione e tensioni interne. Il punto di vista di Guido Bolaffi.

I problemi per l’economia del Pakistan si fanno di giorno in giorno più complicati. Nelle ultime settimane, infatti, all’allarme per il crescente depauperamento del mercato del lavoro causato dai giovani qualificati che, sempre più numerosi, lasciano il paese per l’estero, si è aggiunto quello delle violente proteste degli agricoltori del Kashmir e del Punjab.

Alla base delle quali, spiegava Tribune nell’editoriale Growing wheat crisis del 6 maggio scorso, c’è : ”The Punjab government’s failure to procure wheat at a fixed rate of Rs 3,900 per tonne in a timely manner despite earlier commitment, has left farmers without adequate compensation and eroded trust in government[...] Exacerbating the issue further, middlemen and mafias are exploiting farmers by purchasing wheat at Rs2,900 per tonne, only to later sell it at higher prices”.

Argomenti ripresi e ulteriormente circonstanziati da Foreign Policy. Che nell’articolo Pakistani farmers threaten protests spegava: “Farmer groups in Pakistan are threatening to stage nationwide protests in response to falling wheat prices triggered by Islamabad’s decision to import wheat despite bumper harvest at home. In addition to their own income losses, farmers say importing wheat has worsened Pakistan’s foreign exchange crisis”

D’altra parte per avere un’idea dell’imponenza della “fuga all’estero” dei giovani pakistani viene utile la recente ed assai significativa statistica riportata da Profit Magazine, che in un articolo del numero di aprile, firmato da Farooq Tirmizi, rendeva noto: “ According the latest data from Pakistan’s Bureau of Emigration and Overseas Employment more Pakistanis immigrated to United Kingdom in just the last 14 months (Jan. 2023 to Feb. 2024) than they did in the preceding 51 years (1971-2022) [...] Given the state of Pakistan’s economy over the last two year many, many people seem to be saying leave, and never come back home not just with their words but with their feet

La verità è che nonostante un apprezzabile calo dell’inflazione l’economia del Pakistan arranca. A causa delle serie difficoltà con cui deve fare i conti il processo del suo risanamento, in nome del quale a marzo scorso, dopo la furiosa baraonda politica seguita ai contestatissimi esiti delle ultime elezioni parlamentari, era stato votato ed insediato l’Esecutivo guidato da Shehbaz Sharif.

Stando così le cose si capisce perché sembra farsi concreto per Islamabad il rischio di un rinvio dell’erogazione della nuova tranche degli aiuti promessi dal Fondo Monetario Internazionale. Un rischio segnalato con preoccupata ironia da Michael Kugelman sul numero di metà maggio di South Asia Brief “The unrest couldn’t have come at a worse time for Pakistan’s government. A senior delegation from the International Monetary Fund (IMF) arrived in Islamabad this week to discuss the possibility of a new, badly needed assistance package. The IMF visit comes days after the fund released a report signaling concerns about Pakistan’s capacity to implement austerity policies and economic reforms. Some of these policies - including electricity hikes and withdrawn subsidies - are exactly what the protesters in Kashmir were rallying against”.

Per cercare di calmare le acque e, soprattutto, rassicurare gli investitori stranieri il Premier Shehbaz Sharif decideva il 22 del mese di scendere in campo in prima persona. Infatti, riferiva il quotidiano Pakistan nell’articolo Working to facilitate private sector to help push economy on right track: The Prime Minister while chairing the first meeting of the Economic Advisory Council [...] directed for removal of all hurdles in acquiring visa by foreign investors and business people[...] added to provide further facilities to the foreign investors and business community in the next fiscal budget”.

Parole alle quali 24 ore dopo faceva seguito l’annuncio che :”The Economic Coordination Committee is likely to green-light a $ 2.58 millon compensation package for employees of Chinese company Gezhouba, working on Dasu Hydropower project, killed in Besham terror attack on March 26 [...] The amount will be transferred to the account of the Pakistan Embassy in Beijing which will then transfer the payments to the families of the victims via appropriate channels”.

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