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India: la sfida dei vaccini per battere il Covid

di Guido Bolaffi

Grazie al forte incremento di vaccinazioni, con il superamento di un miliardo di dosi somministrate, l’India sta lottando per uscire dalla crisi. Ma c’è ancora molta strada da percorrere. L’analisi di Guido Bolaffi

L’India nella distribuzione dei vaccini anti Covid-19 ha fatto un doppio miracolo. Superando la soglia mitica del miliardo (100 crore) di dosi, in un lasso di tempo inferiore persino a quello della Cina: “the fastest rate of vaccination possibly anywhere in the world. China has administered almost twice the number of doses to its citizens but […] had begun vaccinating its people in June 2020 […] India begun only in mid-January 2021”. E, al contempo, segnala l’Indian Express nell’editoriale 100 crore Covid-19 dosis in India: A reason for cheer and the need to keep going: “The pace at which the vaccinations were administrated is unparalleled as it took India 32 years and 20 years to hit the 100-crore milestone for TB and polio immunizations, respectively”.

Una performance che, oltre a ridargli il sorriso ha consentito a Narendra Modi di togliersi, come si dice, qualche sassolino dalla scarpa. In primis con gli avversari politici interni che, nelle terribili settimane della devastante ondata epidemica della scorsa primavera, avevano frettolosamente intravisto la possibile fine del suo Governo. Come, ad esempio, Milan Vaishnav della Carnegie Endowment, secondo il quale the palpable sense of outrage, of disgust really, with the government’s handling of pandemic” rappresentava la prova provata che: “despite his enduring popularity Modi no longer appears invulnerable […] Opposition parties have started to smell blood in the water and discussopportunities to form a united front against the BJP “.

Con costoro il Premier indiano, forte del risultato appena conseguito, ha, come si dice, deciso di saldare i conti, firmando un lungo articolo dal significativo titolo Made in India, Made by India, nel quale non ha perso l’occasione per sottolineare che: “The vaccine drive is an exemple of what India can achieve if the citizens and the government come together with a common goal. When India started its vaccination program, there were many people who doubted the capabilities of 130 crore Indians. Some said India would take three to four years. Some others said people will not come forward to get vaccinated. There were those who said there will be gross mismanagement and caos in the vaccination process. Some even said that India will not be able to manage supply chains. But the people of India showed how spectacular the results can be if they are made trusted partners […] In a nation where governments used to be known to impede forward movement, our government has instead been an accelerator and enabler of progress”.

Parole che sanno di revanche anche nei confronti dei rivali esterni, come il Pakistan, che nella lotta alla Pandemia vive una condizione di cui l’India, grazie al miliardo di vaccini distribuiti sembra, al momento, essere riuscita a venire a capo. Infatti, scrivono da Islamabad Maheen Sheikl e Fyezah Jeahan nell’articolo A look at vaccine Equity from Pakistan sull’ultima newsletter di Think Global Health : “A lack of access to vaccines poses its own problems[…] starting July 2021 hospital beds were inundated because the surge of Delta variant cases. With positivity rates reaching 30 percent and the lack of non-pharmaceutical interventions in place, hospitals in Karachi were forced to shut down their out-patient clinics and cancel elective procedures. Although vaccination rates in major cities range between 20 to 40 per cent, the large cohort of unvaccinated Pakistanis in rural villages would bear the brunt of the consequences”.

Detto questo, e senza nulla togliere al meritevole sforzo fin qui realizzato, il trionfalismo sbandierato dal Governo di Delhi, forse comprensibile sul piano politico, lo è meno su quello epidemiologico. Perché, ammonisce saggiamente l’ex Ministro della Sanità, Shailaja Chandra: “A billion jabs have rightly given cause for celebration, but the war is far from over[…] it is good to remember that we have miles to go before sleep”. Tanto è vero, riconosceva con una non comune onestà intellettuale l’autore di India vs rest of the world: what the Covid vaccine numbers say: “India, according to the Government, has administered five times more doses than Japan, nine times more than Germany, and ten times more than France […] but this dramatically changes when it is viewed against the percentage of the population covered […] India is below its neighbours Nepal, Sri Lanka and Bhutan, with only 20,55 per cent of the population fully vaccinated”. Un dato tanto più preoccupante se si considera che:

1) il 72% degli indiani che secondo i dati ufficiali ha ricevuto, ad oggi, almeno una dose vaccinale non è calcolato sul totale della popolazione, ma su una base demografica assai più ristretta, di cui non fa parte l’enorme platea di coloro che hanno meno di 18 anni. Tanto per capire di che si parla, vale forse la pena segnalare che incrociando i dati, di non semplice interpretazione, dell’ultimo censimento indiano della popolazione, risulta, ad esempio, che il numero dei ragazzi e delle ragazze delle classi di età 12/18 anni, per i quali ad oggi non è previsto alcun tipo di vaccino, è compreso in una “forchetta” che va da un minimo di 220 ad un massimo di 240 milioni;

2) per garantire, come annunciato dal governo di Delhi, la piena immunizzazione entro la fine dell’anno in corso anche solo di tutti i cittadini over 18, il ritmo di somministrazione dei vaccini dovrebbe, nei pochi mesi che restano, raddoppiare. Passando da 1 a 2 miliardi.

Un’impresa non impossibile, ma a dir poco ardua.

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