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La visita di Modi negli Emirati

La visita di Modi negli EAU testimonia il crescente ruolo dell’India nello scacchiere internazionale. Il punto di Guido Bolaffi

Gli importanti risultati che la scorsa settimana hanno coronato la visita di stato del Premier indiano Modi negli Emirati Arabi sono una chiara testimonianza del crescente ruolo di Delhi nello scacchiere internazionale. E una conferma del coraggio con cui il governo del più popoloso e potente paese dell’Asia meridionale ha deciso di innovare i paradigmi politico-culturali e diplomatici del suo passato.

Tanto è vero che, notava acutamente su Indian Express Raja Mohan nell’articolo In closer ties with the Gulf, a significant win for Indian diplomacy, “It was unimaginable that a large Hindu temple would be built in the deeply Islamic and conservative Arabian peninsula with full state support, and the Indian prime Minister would be there for its inauguration [...] India’s past impractical approach was reinforced by the tendency to view the region through a religion lens. The country’s partition on religious lines and Pakistan's outreach to the Middle East seeking Islamic solidarity inevitably complicated independent India’s diplomatic strategy in the Gulf”.

Infatti, è solo con una politica estera improntata ad un moderno laicismo che l’India induista è oggi riuscita a costruire sui “13,5 acres of land gifted by the Muslim king Sheikh Mohammed Bin Zayed Al Nahyan” un luogo di preghiera per i suoi 3 milioni e passa di correligionari che vivono e lavorano nella “deeply Islamic Arabian peninsula”.

Una replica su più ampia scala della stessa linea diplomatica adottata dall’India in occasione dell’intesa di cooperazione economica siglata nel settembre del 2022 con il Bangladesh. Per raggiungere la quale l’induista Narendra Modi e la musulmana di stretta osservanza Sheikh Hasina avevano avuto il coraggio di “violare” il tabù che impediva ai paesi di opposta appartenenza religiosa di raggiungere tra loro un accordo, non “sottobanco” come invece spesso e volentieri facevano in passato, ma alla luce del sole.

Tutto ciò premesso, va però detto che la più significativa novità della visita di Modi a Dubai non è quella che riguarda la coesistenza pacifica tra paesi con religioni di stato tra loro ostili, ma la riapertura di un progetto geoeconomico internazionale che la guerra di Gaza sembrava aver chiuso per sempre.

Tanto è vero che stando a quanto riportato da Reuters nel reportage India, UEA sign a pact on trans-continental trade corridor, “India and the United Arab Emirates (UAE) on February the 13th signed an agreement on a trade corridor that aims to connect Europe with India through parts of the Middle East by sea and rail, an ambitious plan backed by the US and European Union [...] The agreement on the India-Middle East Economic Corridor comes amid the more than four-month conflict in Gaza that has derailed US-backed plans to further integrate Israel with its Arab neighbours [but] Saudi Arabia has halted normalisation plans. In fact, the ministry’s statement made no mention of any country apart from India and UEA.

Vale forse la pena rammentare per chi legge che questo colossale progetto di collegamento diretto per mare e per terra tra l’Oceano Indiano e l’Europa via Penisola Arabica era stato discusso inizialmente, e in tutta segretezza, il 7 maggio dello scorso anno a Riad in un vertice tra il Primo Ministro dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman e i consiglieri per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan, dell’India Ajit Doval e degli Emirati Arabi Tahnoun bin Zayed. E a distanza di mesi formalmente annunciato e varato a conclusione del G20 di Delhi.

Il succitato documento della Reuters si conclude dicendo: “The framework agreement between India and the UAE signed in Dubai appears to signal that both states are pushing forward with the plan to establish the corridor which may also undermine China’s global trade infrastructure belt and road connectivity strategy”.

Un impegno che assume ancor maggior significato in considerazione del fatto che il giorno prima dell’arrivo di Modi a Dubai il Ministero degli Esteri indiano aveva reso noto, stando a quanto riportato da Paul Krugman su Foreign Policy, che “Qatar released eight former Indian naval officers from custody and that all but one have returned in India [...] Many Indians have attributed it to effective diplomacy and good offices of Indian Prime Minister Narendra Modi who met months ago with Qatari Emir Sheikh Tamim bin Hamad al Thani [...] As Houthi rebel attacks in the Red Sea have increased in recent weeks, India’s navy has been active in assisting ships in distress. New Delhi have reminded Doha of its role as a net security provider in the area”.

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