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L’attivismo del Marocco, tra Realpolitik energetica e partnership militari

di Alessandro Giuli

Arrivano segnali di disgelo nei rapporti tra Marocco e Spagna sull’onda della Realpolitik energetica. L’analisi di Alessandro Giuli

Un sussulto di Realpolitik energetica sta sciogliendo il gelo diplomatico sceso tra Marocco e Spagna dacché Madrid, nell’aprile del 2021, aveva accolto il leader del Fronte indipendentista Polisario Brahim Ghali provocando per tutta risposta il richiamo dell’ambasciatrice Karima Benyaich e l’enorme pressione migratoria dei 10 mila irregolari assiepati nell’enclave spagnola di Ceuta. Sullo sfondo c’è una doppia crisi bilaterale relativa all’annoso dossier del Sahara occidentale e all’origine della cruenta rottura dei rapporti tra Rabat e Algeri, che dall’ottobre del 2021 ha sbarrato il Gasdotto Maghreb-Europa (GME) dal quale il Marocco trae il 97 per cento del proprio fabbisogno a tariffa preferenziale come diritto di prelievo per il transito dell’infrastruttura del fornitore algerino Sonatrach che serve il Vecchio Continente passando per la Spagna. Ora proprio la Spagna, giovedì 3 febbraio, ha annunciato l’intenzione di aiutare il Marocco a garantire la propria sicurezza energetica. Le modalità sono state spiegate dal ministero iberico della Transizione ecologica: “Il Marocco ha chiesto un sostegno sulla base dei nostri rapporti commerciali e la Spagna ha risposto favorevolmente, come avrebbe fatto con ogni proprio partner o vicino”. Nel dettaglio, Rabat potrà acquistare gas naturale liquefatto (GNL) sui mercati internazionali, farlo consegnare in un impianto di rigassificazione nella Spagna peninsulare e utilizzare il gasdotto GME per trasportarlo nel proprio territorio.

Non sono ancora noti i dettagli circa i costi, i tempi della messa in opera e i volumi di materia prima contemplati dall’accordo. Si sa tuttavia che da settimane i vertici marocchini erano impegnati in negoziazioni serrate con Madrid per ottenere l’utilizzo dei porti spagnoli, e che nel frattempo Rabat aveva siglato a fine novembre un contratto di fornitura con la britannica Sound Energy per beneficiare del gas proveniente dal giacimento di Tendrara, nell’est del Paese: fino a 350 milioni di metri cubi GNL all’anno per dieci anni. È anche allo studio il progetto di creare un terminal di GNL nel porto di Mohammedia, vicino Casablanca. Secondo i dati diffusi dal governo di Rabat, peraltro, il traffico portuario è già aumentato dell’11,6% nel 2021 per un totale di 192 milioni di tonnellate di merci transitate per i porti del Regno.

Con la sua apertura, la Spagna non rinnega la neutralità strategica nei confronti della contesa tra Algeri e Rabat, continuando a essere l’Algeria il suo primo fornitore attraverso il gasdotto sottomarino Medgaz che collega direttamente i due Paesi e la cui capacità è in via di ampliamento. Più semplicemente, Madrid mette sul campo un contributo vitale alternativo alla “prova d’amore” richiesta da Rabat sulla crisi sahariana. Già a metà dicembre scorso, nel corso di un’audizione davanti al Senato, il ministro iberico degli Affari esteri José Manuel Albares aveva dichiarato che “la crisi con il Marocco è ormai alle nostre spalle”; mentre il 20 agosto, in occasione del discorso per la Festa della rivoluzione e del popolo, re Mohammed VI aveva sollecitato l’inaugurazione di “una nuova stagione nelle relazioni tra i due regni dopo gli innumerevoli gesti incoraggianti di Madrid”. Parole cui avevano fatto riscontro le esternazioni recenti del re spagnolo Filippo VI, circa la necessità di “ridefinire i rapporti di carattere strategico con il Marocco su basi più solide e forti”, riprendendo a “marciare insieme”.

Il prossimo passo in tale direzione potrebbe essere la riapertura completa delle frontiere marittime e aeree, a partire dal 7 febbraio, secondo l’annuncio del ministero dei Trasporti e della Logistica. Dopotutto, come riportato la settimana scorsa con grande risonanza dal quotidiano Al Ahdath Al Maghribia, è stato lo stesso premier spagnolo Pedro Sanchez, durante un appuntamento internazionale negli Emirati Arabi, a rimarcare l’importanza di un irrinunciabile “legame strategico in fatto di immigrazione, sviluppo economico e sicurezza”. Fonti diplomatiche della Moncloa assicurano che Sanchez stia lavorando in vista di un incontro bilaterale con il sovrano marocchino.

Se per Madrid il Sahara può ancora attendere, l’Algeria non ha mancato di rilevare con tagliente freddezza l’ingresso del Marocco nel Consiglio di Pace e Sicurezza dell’Unione Africana (CPS), assieme alla Tunisia (i due Paesi sostituiranno per tre anni l’Egitto e la stessa Algeria sul quadrante nordafricano): “Il Marocco, che finora non ha accettato d’intraprendere negoziati diretti sulla questione sahariana, si trova in una posizione scomoda che lo costringerà a mostrare i suoi veri retropensieri”, ha sottolineato l’agenzia governativa Aps.

Ma il protagonismo in funzione anti algerina di Rabat, che ha appena assunto la presidenza del G7 e ha cominciato la pianificazione dell’operazione di addestramento militare euroatlantico African Lion 2022 in partnership diretta con gli Stati Uniti (a ridosso del muro di separazione con il Sahara Occidentale, nella provincia di Mehbes), non si limita ai confini regionali: una delegazione ufficiale marocchina si è recata in visita a Tripoli dove Rabat vuole riaprire la propria missione consolare a otto anni dalla chiusura e accreditarsi come interlocutore privilegiato sulla questione libica agli occhi dell’Occidente.

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