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L’incertezza strategica dell’India

di Guido Bolaffi

L’India si trova a dover fare i conti con la coesistenza di posizioni eterogenee in materia di politica estera all’interno del governo. Ma la sua “ambiguità” sulla vicenda ucraina è una scelta strategica, non opportunismo. L’analisi di Guido Bolaffi

In una recente discussione, un caro amico, attento analista dei temi internazionali, si diceva dubbioso – all’opposto da quanto da me sostenuto – rispetto all’ipotesi di uno sganciamento dell’India dal vecchio asse con Mosca, per una tendenziale conversione filoccidentale della sua politica estera. Facendomi notare sia la tenace resistenza di Delhi a condannare lo sciagurato assalto russo dell’Ucraina, testimoniata dall’ultimo, ennesimo voto di astensione al Palazzo di Vetro (l’undicesimo dal 24 febbraio quando i carri armati di Mosca hanno varcato i confini di Kiev) sulla mozione di sospensione della Russia dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, con la motivazione (citata da Shubhajit Roy nell’articolo UNGA vote, Despite Russia’s red flag, why India put foot down in its tightrope walk): “The move to suspend Russia took place given that it happened before the international probe into the massacre”. E anche il radicato e diffuso sentimento pro russo diffuso nelle gerarchie militari indiane, di cui suonano a conferma le dichiarazioni rilasciate al quotidiano Wire dall’ex generale a quattro stelle dell’esercito di Delhi, A.P. Singh, secondo cui i vertici delle forze armate: “They were of the view that China may eventually pressure Moscow to stanch, if altogether cease, the supply of assorted material to India which New Delhi had essentially been acquiring for decades to deter Beijing’s – and its military and nuclear ally Pakistan’s – militarism. Infine, il fatto che il Premier Modi, come scrive sul Financial Time del 2 aprile Gideon Rachman, nell’articolo Strongman Syndrome: “Like Putin claims to be standing up for common man against the globalist élites. Overseas he postures as the embodiment of its nation”.

Obiezioni non certo prive di fondamento ma che hanno, a mio modesto avviso, il difetto di sottovalutare i tormentati ma significativi cambiamenti di recente avvenuti negli orientamenti della politica estera dell’India (tra tutti l’adesione attiva all’iniziativa del Quad e le intese con l’UE). E, soprattutto, di non tenere nel dovuto conto il fatto che la resistenza ucraina all’invasione russa – definita dalla ministra degli Esteri britannica, Liz Truss, come “un ritorno della geopolitica” – pone anche il colosso indiano di fronte alla necessità di rivalutare la convenienza degli antichi legami con Mosca per il perseguimento dei suoi obiettivi geopolitici nella regione dell’Indo-Pacifico.

L’India si trova oggi ad affrontare un difficilissimo passaggio, reso complicato dalla coesistenza all’interno del governo presieduto da Narendra Modi di posizioni “internazionali” tra loro diverse e financo opposte, ma anche dal fatto che in politica estera Delhi si trova a fare i conti con l’eredità di un antico, complicato intreccio di questioni politico-diplomatiche. Di cui parla Ashley J. Tellis nel recentissimo saggio What Is in our Interest: India and Ukraine War, pubblicato dall’americana Carnegie Foundation: “India’s public neutrality toward the Russian invasion is driven fundamentally by its concerns vis-à-vis China and Pakistan. New Delhi sees both of these states as immediate and enduring threats, and it believes that preserving its friendship with Moscow will help to prevent deepening Russian ties with China and to limit Russian temptations to build new strategic ties with Pakistan [...] Consequently, New Delhi aims to minimize Moscow’s proximity to both of its rivals [...] There is little doubt, therefore, that the Russian invasion of Ukraine has confronted India with difficult strategic choices. Consequently, its decision to avoid all public criticism of Moscow is the best of bad choices facing New Delhi”.

Dunque, se è vero che l’India sull’Ucraina cammina sul filo, è altresì vero che la sua “ambiguità” è figlia di una scelta strategica e non già di doppiezza opportunistica, come invece maliziosamente vorrebbero lasciare intendere alcuni commentatori indiani che descrivono l’India “in a sweet spot, courted by Quad as well as by China and Russia”.

La verità, ha acutamente spiegato James Crabtree nell’articolo di Nikkei Western nagging will not ease India’s Russia-China dilemma, potrebbe essere che: “India has of late moved closer to the U.S. and various major European powers as it seeks leverage to balance China. Many in those Western capitals believed, incorrectly, that having India as a partner in the Indo-Pacific would bring reciprocal support in Europe [...] India’s shift toward the West is genuine, as of course are its profound concerns about China. Recent events may even have the positive side effect of revealing India’s core interests as they actually are, and not as many in the West would wish them to be [...] Finally, and most critically, there is the question of whether heavy reliance on Russian arms remains in India’s long-term interests. Recent events make clear that this curtails its strategic autonomy, an objective New Delhi prizes above all. Moves to diversify arms supplies will take time, but it nonetheless seems a likely outcome of the current crisis [...] For the West the question is: how hard should it press India on Ukraine?”.

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