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Pakistan: quali prospettive dopo lo scioglimento del Parlamento?

di Guido Bolaffi

Dopo lo scioglimento del Parlamento, in Pakistan si è aperta una crisi istituzionale sui cui esiti si interrogano le cancellerie di mezzo mondo, da Washington a Pechino. L’analisi di Guido Bolaffi

Che succederà ora in Pakistan? È la domanda che a partire da Delhi e Washington si fanno le cancellerie di mezzo mondo. Dopo che domenica 3 aprile il Presidente pakistano Arif Alvi ha impedito all’Assemblea Nazionale, decretandone lo scioglimento, di votare la mozione di sfiducia nei confronti del Capo del Governo Imran Khan. Evitandogli così di dover rimettere con largo anticipo dalla scadenza naturale il suo mandato. Un'uscita di scena anticipata che però, nel caso di Khan, sarebbe avvenuta per la prima volta sulla base di una mozione di sfiducia parlamentare. Una novità non a caso colta con grande anticipo da Foreign Policy’s South Asia Brief, che nell articolo Imran Khan Faces No-Confidence Vote dello scorso 24 marzo oltre a segnalare che: “No Pakistani prime minister has ever been ousted by a no-confidence vote”, ricordava con malcelata malizia che il leader del Pakistan Tehreek-e-Insaaf Imran Khan era stato nominato Primo Ministro nell’agosto del 2018 dopo la destituzione anticipata per gravi reati di corruzione del suo predecessore Nawaz Sharif.

Il ben informato quotidiano pakistano Dawn riassume così la dinamica degli eventi che domenica scorsa hanno agitato la politica e le istituzioni di Islamabad: “The president of Pakistan, Dr Arif Alvi, has approved the advice of the prime minister of Pakistan to dissolve the National Assembly under the Article 58 (1) read with Article 48 (1) of the Constitution of the Islamic Republic of Pakistan [...] According to Article 58, the President shall dissolve the National Assembly if so advised by the prime minister; and the National Assembly shall, unless sooner dissolved, stand dissolved at the expiration of forty-eight hours after the prime minister has so advised [...] The premier's announcement came moments after National Assembly Deputy Speaker Qasim Suri, who was chairing today's session, dismissed the no-confidence motion against Prime Minister Imran Khan, terming it a contradiction of Article 5 of the Constitution, which says loyalty to the state is the basic duty of every citizen [...] The government claims that the no-trust motion against the premier was a foreign funded conspiracy citing a 'threat letter' that was received from a foreign country through Pakistan's ambassador, asking for the removal of PM Imran”.

Concetti che sono stati al centro del messaggio radio televisivo alla nazione del Premier Khan, il quale “Congratulated the nation for the no-trust motion being dismissed, saying the deputy speaker had rejected the attempt of changing the regime [and] the foreign conspiracy [...] I had been receiving messages from many people who were worried that treason was being committed in front of the nation [...] I had written to the president with advice to dissolve the assemblies, adding that the democrats should go to the public and elections should be held so the people could decide who they wanted in power [...] billions of rupees that had been spent to buy lawmakers' votes would be wasted and advised those who had taken money to donate it to orphanages and the poor [...] Prepare for elections. No corrupt forces will decide what the future of the country will be. When the assemblies will be dissolved, the procedure for the next elections and the caretaker government will begin”.

La crisi che rischiava di affondare l’Esecutivo di Imran Khan non è scoppiata all’improvviso, visto che erano mesi che negli ambienti politico-parlamentari pakistani si rincorrevano le voci di sue crescenti difficoltà. Di fronte alle quali il Primo Ministro, giocando d’anticipo la rischiosa mossa dello scioglimento anticipato del Parlamento, è riuscito, almeno per ora, a replicare, come i suoi fedelissimi speravano, il “miracolo della tigre”. Lo stesso che nel 1992, quando capitanava la nazionale di cricket del suo paese, gli aveva consentito di trascinare i suoi compagni di squadra nell’impossibile impresa di sconfiggere i fortissimi inglesi al grido “Fight like the cornered tigers, because nothing is more dangerous than a cornered tiger”. Detto questo, restano comunque da spiegare le ragioni politiche per le quali, di uno statista che nelle elezioni generali del Pakistan era riuscito a conquistare - cosa mai riuscita a nessuno prima di lui - tutti e cinque i collegi elettorali, che il Global Post aveva indicato nel 2012 al terzo posto nell’elenco dei nove maggiori leader mondiali e che YouGov nel gennaio 2014 aveva classificato come la persona più amata in Pakistan e la dodicesima tra quelle più ammirate a livello internazionale, venga da dire, con il Cinque Maggio di Manzoni, “rive lontane che non avrebbe mai raggiunto”.

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