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Perché l’Africa cerca il nucleare

Un continente in crescita, senza fonti affidabili di elettricità. Perché in Africa cresce la voglia di nucleare civile. Il punto di vista di Emanuele Rossi

Quasi 600 milioni di persone e 10 milioni di piccole imprese in Africa non hanno una fonte affidabile di elettricità. Sempre più spesso le reti elettriche nazionali non garantiscono la fornitura di elettricità. I blackout sono ormai una costante quotidiana in diversi Paesi del continente, soprattutto nell'Africa subsahariana. Ma nel frattempo, la domanda di energia in Africa sta aumentando a una velocità doppia rispetto alla media mondiale, soprattutto a causa della crescita della popolazione urbana.

La carenza energetica africana rallenta crescita e sviluppo, complica le condizioni sociali delle collettività, diventa un fattore di malcontento su cui (insieme alle altre ragioni di tensione) si creano ganci per il proselitismo dei gruppi armati. In definitiva, la carenza energetica africana è un elemento di insicurezza in un continente che ha nella costruzione di un ambiente sicuro per i propri cittadini una delle sfide cruciali per il futuro.

Diventa logico comprendere quindi la ragione per cui un terzo della trentina di Paesi che attualmente stanno prendendo in considerazione l'energia nucleare si trova in Africa. Egitto, Ghana, Kenya, Marocco, Niger, Nigeria e Sudan si sono già impegnati con l’International Atomic Energy Agency (IAEA) per far valutare la loro ambizione strategica per un programma nucleare. Anche Algeria, Tunisia, Uganda e Zambia stanno studiando la possibilità dell’uso di sistemi atomici per spingere la transizione energetica e soddisfare le proprie popolazioni.

Come afferma Mikhail Chudakov, vicedirettore generale e capo del Dipartimento per l'energia nucleare della IAEA, "l’Africa ha fame di energia e l'energia nucleare potrebbe essere una risposta per un numero crescente di Paesi". Un’affermazione corroborata dall’analisi che Rafael Mariano Grossi, direttore dell’agenzia, ha fatto in occasione dell’evento “Supporting the Energy Transition in Africa”, organizzato durante il Climate Change and Nuclear Power 2022 – appuntamento tenutosi a settembre dello scorso anno, che fornisce ogni due anni informazioni tecniche e dati su come l'energia nucleare possa contribuire al raggiungimento delle net-zero emissions entro il 2050. "Ovunque sento parlare di sicurezza energetica, cambiamento climatico ed energia nucleare, e in virtù di cambiamenti di circostanze, clima o esigenze di sicurezza è chiaro che il nucleare ha ora un posto a tavola", ha detto Grossi. "Ciò che mi piace di questa discussione è che non se ne parla senza citare l'Africa. Gli africani stessi hanno detto [...] ‘dobbiamo contribuire e abbiamo bisogno di un'analisi specifica di come questo gioiello nucleare verrà utilizzato per le economie africane’".

La presenza dell’agenzia è una forma di garanzia su questi processi. La IAEA si muove dal quartier generale di Vienna delle Nazioni Unite e ha compito di lavorare in collaborazione con l’Assemblea Generale e il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ossia, definisce un perimetro all’interno del quale i programmi nucleari devono muoversi: perimetro che non può che essere quello civile – e di per sé il monitoraggio e la cooperazione costante dovrebbero essere sufficiente ad evitare scarrellamenti verso opzioni diverse, non da escludere vista la fame di armamenti e i quadri di tensione che riguardano alcuni dei Paesi che stanno chiedendo di accedere ai nuovi programmi nucleari (anche in Africa). Inoltre definisce i parametri delle infrastrutture affinché ogni un programma di energia nucleare sia sicuro, protetto e sostenibile.

Uno dei primi passaggi del percorso verso il nucleare è l’avvio di una cooperazione tecnica tra l’agenzia di monitoraggio e quei Paesi che richiedono la tecnologia. L’obiettivo è fare in modo che gli impatti socioeconomici siano controllabili, ma anche l'uso della scienza e della tecnologia nucleare per affrontare le principali priorità di sviluppo sostenibile. Da qui passa il trasferimento di tecnologia nucleare agli Stati richiedenti, innanzitutto in settori quali la salute e la nutrizione, l'alimentazione e l'agricoltura, l'acqua e l'ambiente, le applicazioni industriali, la tecnologia delle radiazioni e lo sviluppo e la gestione delle conoscenze nucleari. Il programma aiuta inoltre i Paesi a identificare e soddisfare il futuro fabbisogno energetico e contribuisce a migliorare la sicurezza dalle radiazioni e la sicurezza nucleare. La IAEA fornisce sostegno alla cooperazione tecnica a 45 Paesi africani e attualmente ha 456 progetti di cooperazione tecnica attivi.

Il recente doppio stravolgimento alle catene di approvvigionamento globali prodotto prima dalla pandemia, poi dalla guerra russa in Ucraina, ha per esempio messo diversi Paesi africani sotto pressione sul tema della sicurezza alimentare. E lì le tecnologie nucleari possono essere parte della soluzione. L'esperienza della Namibia con le colture resistenti alla siccità attraverso l'uso della selezione delle mutazioni vegetali; i successi del Marocco nella gestione del suolo e delle acque agricole utilizzando i radionuclidi e la tecnica degli isotopi stabili; le iniziative regionali in varie zone dell’Africa sull'agricoltura intelligente dal punto di vista climatico, che utilizzano la tecnologia nucleare per migliorare la sostenibilità e lo sviluppo delle risorse umane. Sono tutti esempi. Ancora: in Uganda, gli esperti hanno utilizzato la selezione delle mutazioni vegetali per affrontare la malattia della striatura bruna che mette a rischio la manioca, un ortaggio molto utilizzato nella dieta comune ugandese. In Ghana, le tecniche molecolari e di derivazione nucleare sono state applicate per diagnosticare rapidamente l'influenza aviaria nel 2018 e dunque aiutare il Paese a un contenimento precoce, evitando un grave colpo economico all'industria avicola della regione.

Non solo. Nell'ottobre 2022, Gibuti, con l'assistenza della IAEA, ha inaugurato l’Osservatorio regionale di ricerca sull'ambiente e il clima (RROEC): si studia l’impatto dei cambiamenti climatici.(che producono siccità e carestie) e si cercano pratiche per gestire meglio le risorse idriche e alimentari, sempre più minacciate dal riscaldamento globale. Il RROEC utilizza analisi nucleari per produrre dati e modelli climatici in grado di informare le decisioni politiche sull'adattamento al clima e sulla resilienza dell'intera regione dell'Africa orientale. In particolare, raccoglierà informazioni provenienti dagli isotopi per produrre modelli climatici e strumenti di mappatura. Traccerà, tra l'altro, l'origine delle masse d'aria che portano la pioggia, i tassi di riempimento delle falde acquifere e il movimento dell'acqua attraverso il ciclo idrologico.

Di più. Nel giugno 2022, è stata ospitata a Petoria, la terza scuola di gestione dell'energia nucleare (NEM) in Africa (le due precedenti c’erano state nel 2016 e nel 2018). In occasione dell'ultimo evento, 41 partecipanti provenienti da 14 Paesi africani si sono incontrati per approfondire ogni aspetto della produzione di energia nucleare, dalla pianificazione energetica alla legislazione nucleare, dalla sicurezza alla gestione dei rifiuti radioattivi. Nel continente è dunque in corso un’evoluzione totale sul tema nucleare: non solo l’idea di costruire infrastrutture per la produzione energetica – che comunque resta l’elemento centrale – ma anche l’utilizzo delle applicazioni collegate alla fisica nucleare per affrontare le sfide più importanti delle varie, complesse regioni africane. E contemporaneamente, in un percorso sempre sotto egida onusiana, si sta costruendo una nuova classe dirigente, tecnica e manageriale, col fine di creare leadership africane in grado di comunicare e confrontarsi a livello intra-continentale, e produrre pratiche e sistemi di gestione e sviluppo coordinati e collegati. Sotto certi aspetti l’energia nucleare diventa un elemento di stabilizzazione e interconnessione.

Per ora, il Sudafrica è l'unico operatore nucleare in Africa con due reattori nella centrale di Koeberg per un totale di quasi 2000MWe – e Pretoria sta valutando di estendere la vita degli impianti e di ampliare il suo programma. L'Egitto è molto avanti nei progetti: ha già avviato un programma nucleare e sta costruendo quattro reattori da 1200 MWe a El-Dabaa, sulla costa mediterranea. Nel settembre 2022, il presidente del Ghana, Nana Addo Dankwa Akufo-Addo, ha approvato ufficialmente l'inclusione dell'energia nucleare nel mix di produzione di energia del Paese. L'annuncio, tecnicamente noto come "Posizione Nazionale", ha soddisfatto una delle 19 questioni infrastrutturali chiave specificate nell'IAEA’s Milestones Approach – che è il documento tanto tecnico quanto politico-narrativo con cui l’agenzia si approccia ai nuovi potenziali Paesi atomici. La Nigeria è nella seconda fase del programma individuato da questo "approccio", avendo già deciso (nel 2013) il sito e ultimato gli studi di fattibilità sulle tre tecnologie di produzione di energia elettrica prese in considerazione. Nel 2022 Abuja si è dotata di una normativa sul nucleare (aderente alle legislazioni internazionali). Leggermente più avanti è il Kenya: entrato nella seconda fase nel 2021, ha istituito l'autorità nazionale di regolamentazione nucleare, ha identificato i siti preferiti e alternativi per gli impianti e si sta concentrando sullo sviluppo della forza lavoro nel settore nucleare. Sempre nel 2022, anche l’Uganda ha comunicato l’individuazione preliminare di siti dove piazzare un futuro impianto secondo la roadmap strategica "Vision 2040", dove il nucleare è già inserito come complente del mix energetico. Sempre lo scorso anno, il Niger ha comunicato di aver portato avanti gli studi richiesti dalla Integrated Nuclear Infrastructure Review della IAEA. Una legislazione necessaria era già stata adottata da Niamey e un organismo indipendente per la regolamentazione del nucleare era stato istituito.

Mentre i progetti nucleari stanno prendendo trazione in sempre più Paesi in Africa (e in Medio Orienti), anche perché individuati come stimolo alle difficoltà economiche e uscita dalle condizioni di povertà, arrivano le offerte di cooperazione (apparentemente solo) tecnica da parte di attori industriali cinesi e russi, player che sono spesso riconducibili ad asset statali. Come già analizzato, per Mosca e Pechino la cooperazione sul nucleare ha un valore anche di carattere politico perché approfondisce i rispettivi legami con quei Paesi africani che attualmente sono delle realtà ricche di risorse, e in futuro diventeranno anche delle nazioni sviluppate e maggiormente attive sul panorama internazionale. La sfida è dunque di carattere anche politico: l’Africa è sempre più oggetto delle attenzioni delle grandi potenze (e del confronto tra esse), e il nucleare diventa un elemento da attenzione anche in quest’ottica.

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