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Stati Uniti, Pakistan e India. Cambiano i rapporti in Asia Meridionale?

di Guido Bolaffi

Come potrebbero evolvere gli equilibri geopolitici in Asia Meridionale tra le tensioni diplomatiche intorno al dossier afgano e i rapporti con Pakistan e India. L’analisi di Guido Bolaffi.

Sull’Afghanistan Usa e Pakistan sono ormai ai ferri corti. E si fanno vistose le crepe di un’alleanza che per più di mezzo secolo ha rappresentato, nel bene e nel male, un punto fermo negli assetti geopolitici del sud est asiatico. Come testimoniano, al di là delle formule di rito dei comunicati ufficiali, l’inconcludente esito dei recenti incontri ad Islamabad tra la delegazione americana guidata dal Vicesegretario di Stato Wendy Sherman e numerosi esponenti di primo piano del governo pakistano. Tra cui il Ministro degli Esteri Shah Mehmood Qureshi, il Consigliere per la Sicurezza Moeed Yusuf ed il Capo dello Stato Maggiore dell’esercito Generale Qamar Javed Bajwa. E la cancellazione, all’ultimo minuto, del previsto tête-à-tête tra l’alto esponente dell’amministrazione Biden ed il Primo Ministro pakistano Imran Khan.

Tensioni e difficoltà sottolineate a chiare lettere dall’editoriale Tense Pak-US Ties dell’autorevole quotidiano pakistano Dawn. Secondo il quale: “It is no secret that ties between Pakistan and the United States are going through a difficult phase. The visit to Pakistan of the US Deputy Secretary of State Wendy Sherman was illustrative of the challenge that bedevil this relationship […] the US diplomat minced no words in saying that the US was looking at Pakistan only in terms of what is happening in Afghanistan […] She diluted her words in Pakistan but there is little ambiguity that Washington wants to deal with Pakistan in the context of what it can or cannot do to manage the Afghan situation”. Tanto è vero che, secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa, nel breve scalo fatto in India 24 ore prima di raggiungere la capitale pakistana: “Sherman at an event in Mumbai declared that US no longer sees itself building a broad-based relationship with Pakistan and that she was going to Islamabad with a specific and narrow purpose of talks on Afghanistan.

Se le parole hanno un senso, quelle della Sherman potrebbero testimoniare l’intenzione degli Usa di rivedere, dopo il disastroso exit dall’Afghanistan, il modo d’essere della loro storica partnership con il Pakistan. E, forse, di voltare pagina rispetto ad un’alleanza siglata in un’epoca e, soprattutto, in un mondo che non c’è più. Infatti, spiega Fahd Rafiq della Central Connecticut University nella splendida tesi di dottorato United States-Pakistan Relations: The Formative Phase (1947-1954): “Unbeknownst to most Americans and Pakistanis today, the United States and Pakistan signed a Mutual Defense Assistance Agreement (MDAA) on May 1954 during the Cold War […] For Pakistan the purpose was to achieve military parity with archrival India. For the United States Pakistan was perceived as a cog in the Northern Tier alliance that culminated in the Bagdad Pact (1955): a regional alliance to contain Soviet influence in the Middle East consisting of Turkey, Iraq, Iran, Pakistan and United Kingdom.”

La verità è che, all’indomani del ritorno di Kabul nelle mani dei Talebani, le relazioni tra Islamabad e Washington, da complicate che erano, si sono fatte complicatissime. Per due ragioni.

La prima: il governo pakistano anziché dare mostra di solidarietà all’alleato americano sotto tiro per lagestione del ripiegamento militare dall’Afghanistan ha, come si dice, “messo il carico da undici” con il J’accuse firmato dal Premier pakistano sulle pagine del Washington Post. Che ha scaricato sull’America molte, se non tutte, le colpe della disfatta afghana. Seguito a ruota, nei toni e negli argomenti, dall’articolo How Pakistan sees Afghanistan, pubblicato dal suo National Security Advisor, il fidatissimo Moeed Yusuf, su Foreign Affairs di ottobre. Una duplice “invasione di campo” assai poco gradita dalla Casa Bianca. Che con gelido distacco ha replicato, secondo quanto riportato dal quotidiano Dawn nell’articolo Afghan dispute overshadows desire for broad-based US-Pakistan ties: “Diplomatic sources in Washington say that despite differences on Afghanistan and other issues, Biden administration will continue its engagement with Pakistan. According to these sources, future contacts may include the much-desired telephone call from US President Joe Biden to Prime Minister Imran Khan.

La seconda: l’infelice conclusione dell’avventura afghana ha accelerato il processo di riavvicinamento tra l’America di Biden e l’India di Nerendra Modi. Testimoniato non solo dall’inusuale, calorosa accoglienza riservata dalla Casa Bianca al Premier indiano (nemico giurato del Pakistan) in occasione della sua recente visita a Washington. Ma, soprattutto, dalla crescente attenzione statunitense sul ruolo di Dehli all’interno del Quadrilateral Security Dialogue (Quad). Un’associazione che negli ultimi sei mesi, dopo anni di letargo, ha visto per ben due volte seduti allo stesso tavolo, insieme a Biden e Modi, anche il Premier australiano Scott Morrison e quello giapponese Yoshihide Suga. Edestinata negli anni a venire ad avere un ruolo di decisiva importanza nella complicata geopolitica del sud est asiatico. Perché, spiegava Pratap Bhanu Mehta nell’articolo The Quad is an important political signal: “The consolidation of the Quad is an important political pivot in reconfiguring the Asian order. For the US it signals a commitment to remain engaged with Indo-Pacific and lead a more coordinated effort to contain China. For India the big political signal is that is willing to be part of a group that will deny China the opportunity to upend a world based on principles of democracy and a free, open and inclusive Indo-Pacific.

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