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Tradizione e ragion di stato. Le conseguenze della crisi di Gaza sui rapporti tra Marocco e Israele

La recrudescenza del conflitto israelo-palestinese mette alla prova le strette relazioni tra regno alawide e Stato ebraico, profilando una ridefinizione degli equilibri mediterranei.

Le ripercussioni della crisi di Gaza smuovono forze profonde anche nel Maghreb. Ma è soprattutto in Marocco, unico paese nordafricano ad aver normalizzato le proprie relazioni con Israele, che la recrudescenza del conflitto tra Hamas e lo Stato ebraico potrebbe produrre un mutamento di paradigma.

Patria della più numerosa diaspora ebraica in Maghreb e Medio Oriente, il Marocco ha storicamente rivestito il ruolo di mediatore tra Israele e i paesi dell’occidente arabo. Rabat e Tel Aviv coltivano dagli anni Sessanta una cooperazione ufficiosa e favorita – sotto l’egida dell’allora re Hasan II e di David Ben Gurion – dalle sinergie tra servizi marocchini e Mossad. Rapporti ufficializzati, nel dicembre 2020, dall’accesso del Marocco agli Accordi di Abramo con Israele.

Scelta controversa, questa, e scopertamente determinata dall’intreccio della realpolitik regionale e internazionale. Se Washington metteva a segno un primo, significativo punto a favore della propria politica di distensione tra l’alleato israeliano e i partner mediorientali, il Marocco riceveva in cambio l’imprimatur USA alle proprie rivendicazioni sul Sahara occidentale: regione strategica che l’Algeria – attraverso le milizie sahrawi del Fronte Polisario – contende da decenni al regno alawide.

Un accordo fruttuoso che potrebbe, tuttavia, rivelarsi faustiano. L’offensiva israeliana a Gaza, che ha suscitato la condanna trasversale di un mondo arabo poco aduso alla coesione, sembra smentire definitivamente l’idea che l’intesa con Israele abbia aperto al Marocco un canale preferenziale per la tutela della causa palestinese.

È questione particolarmente delicata per lo stesso re Mohamed VI, a un tempo discendente in linea diretta del Profeta e principale fautore nordafricano della normalizzazione con lo Stato ebraico. Un’apparente contraddizione in termini che la crisi di Gaza rischia di rendere irrisolvibile, profilando l’acuirsi delle – sinora più o meno sopite – divergenze tra la monarchia e l’opinione pubblica marocchina.

Nelle scorse settimane e sullo sfondo dei bombardamenti israeliani sull’exclave palestinese, decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Rabat, Fez, Tangeri, Casablanca per contestare la politica di normalizzazione inaugurata dagli Accordi, spingendo Tel Aviv a evacuare la propria ambasciata nella capitale marocchina. È probabile che la congiuntura rivitalizzi le opposizioni islamiste osteggiate dal sovrano: che sia sotto l’egida istituzionale del Parti pour la Justice et le Developpement – compromesso dalla cooptazione reale a sostegno degli Accordi e pesantemente sconfitto alla tornata elettorale 2021 – o attraverso l’emergere di nuovi leader.

Le conseguenze non si limitano alla politica interna. L’Algeria, che teme il crescente apporto dello Stato ebraico all’arsenale militare marocchino, beneficerà delle presumibili difficoltà del regno nel proseguire un aperto partenariato con Israele. Così come, guardando al Sahara occidentale e alla regionale “guerra fredda” tra i due paesi, dell’opportunità di promuovere paralleli tra la causa palestinese e quella del Fronte Polisario.

Le ricadute, infine, risuoneranno sul piano internazionale. In assenza di risultati dalla mediazione congiunta con Arabia Saudita, Egitto e Giordania (un diretto richiamo alla diplomazia marocchina della prima Intifada), il regno rischia di subire seri danni reputazionali nei confronti della comunità islamica. Mentre il supporto di Washington a Israele, sullo sfondo di una polarizzazione sempre più marcata del dialogo politico, rischia di minare lo status del Marocco quale interlocutore di riferimento tra il patron statunitense e il mondo arabo. Sviluppi, questi, che profilano tempi difficili anche per la proiezione nel Maghreb degli interessi USA e dell’Europa. A potenziale vantaggio – inter alia – degli spoilers turchi, russi e cinesi.

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