Trump e la svolta a destra dell'America Latina
Riproponiamo l'articolo pubblicato da "Il Messaggero" il 14 Gennaio 2026
Nel 2025, l’America Latina ha registrato un’ondata elettorale favorevole alla destra. Pur trattandosi di risultati legati a contesti nazionali specifici, si possono individuare alcuni trend comuni a livello regionale. In primo piano spicca il rigetto dei governi uscenti, con un chiaro orientamento “anti-incumbent” da parte degli elettori. Inoltre, sicurezza, immigrazione e criminalità sono emerse negli ultimi anni come tematiche centrali nel dibattito pubblico regionale. La variabile inedita è stata, tuttavia, la crescente influenza degli Stati Uniti. Il presidente Trump è intervenuto direttamente in più campagne elettorali, sostenendo apertamente candidati conservatori.
Il caso più emblematico, per la portata dell’intervento statunitense, è stato quello delle elezioni di medio termine in Argentina, tenutesi il 26 ottobre, poche settimane dopo la pesante sconfitta subita da Javier Milei alle provinciali di Buenos Aires. Il sostegno degli Stati Uniti si è rivelato determinante per invertire il calo di consenso dovuto al rischio concreto di una crisi valutaria e a scandali di corruzione che hanno coinvolto membri dell’entourage presidenziale. In piena campagna elettorale, il presidente Trump e il Dipartimento del Tesoro americano hanno annunciato un maxi bailout da 20 miliardi di dollari, condizionato alla vittoria di Milei.
Difficile, per il momento, valutare l’efficacia del sostegno offerto da Donald Trump a Nasry Asfura, la cui elezione a presidente dell’Honduras è stata sancita dal Consiglio Elettorale Nazionale a fine dicembre, dopo oltre venti giorni di contestazioni e accuse di irregolarità. Anche in questo caso l’intervento americano ha assunto forme non convenzionali, come la liberazione dell’ex presidente Juan Orlando Hernández, detenuto negli Stati Uniti per traffico di droga e armi.
In Cile, l’endorsement di Donald Trump a favore di José Antonio Kast, vincitore delle presidenziali del 14 dicembre, non è stato determinante per l’esito del voto. Tuttavia, Kast ha incorporato nella sua campagna alcuni elementi della retorica trumpiana, in particolare sull’immigrazione. A spingere l’elettorato verso destra è stata soprattutto la crescente percezione di insicurezza, che si è tradotta in ostilità nei confronti dell’amministrazione uscente, di cui la candidata progressista Janette Jara era stata ministra del Lavoro.
I ripetuti interventi del presidente americano a favore di candidati conservatori, spesso oggetto di critiche, non sono sempre stati efficaci. In alcuni casi hanno persino prodotto l’effetto opposto, spingendo l’elettorato a sostenere il candidato avversario in nome dell’autonomia nazionale. In Brasile, per cercare di influenzare il verdetto del processo per tradimento che ha portato alla condanna di Bolsonaro, Washington ha imposto dazi del 50%. Nonostante la considerevole pressione economica, Lula ha rifiutato qualsiasi compromesso, difendendo l’indipendenza del potere giudiziario e cavalcando l’onda di un’opinione pubblica largamente favorevole. Il presidente brasiliano è uscito dallo scontro rafforzato, con un indice di gradimento stabile, pronto a presentarsi alle elezioni del prossimo anno come difensore della sovranità del Paese.
Nel corso del 2026 si terranno due elezioni fondamentali per capire se la svolta a destra registrata nel 2025 è destinata a consolidarsi. In Brasile, l’ottantenne Lula affronterà Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente, ma privo del carisma e della visione politica del padre. Nonostante ciò, il blocco conservatore resta solido, sostenuto da una base elettorale compatta e dal voto evangelico. L’esito è tutt’altro che scontato. Negli ultimi mesi i rapporti tra Lula e Trump si sono distesi, ma è difficile immaginare che questo possa tradursi in un appoggio esplicito. In Colombia, invece, Gustavo Petro non potrà ricandidarsi a causa di limiti costituzionali. Il campo progressista si presenta indebolito, mentre la destra, pur frammentata, parte avvantaggiata grazie al logoramento dell’attuale governo e al deterioramento dei rapporti con Washington.