Approfondimenti

UE–India: un accordo di sistema tra commercio, sicurezza e autonomia strategica

L’articolo di Emanuele Rossi

La conclusione dei negoziati per l’accordo di libero scambio tra Unione europea e India rappresenta uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi anni nella politica economica e strategica europea. Non si tratta soltanto della creazione della più ampia area di libero scambio mai realizzata tra due grandi realtà democratiche, ma dell’emergere di una cornice politica in cui commercio, sicurezza, tecnologia e autonomia strategica iniziano a convergere in modo strutturato. In questo senso, l’FTA UE–India va letto come un accordo di sistema, destinato a produrre effetti che vanno oltre la dimensione tariffaria.

L’intesa arriva in una fase di profonda trasformazione dell’ordine economico globale, segnata dalla frammentazione dei mercati, dal ritorno delle politiche tariffarie come strumento di pressione geopolitica e da una crescente competizione tra grandi potenze. Dal punto di vista dell’Unione europea, rafforzare il rapporto con l’India risponde all’esigenza di diversificare partner, mercati e catene del valore, riducendo dipendenze critiche. Nell’ottica di Nuova Delhi, l’accordo si inserisce in una strategia di posizionamento internazionale che combina apertura economica selettiva e consolidamento del proprio ruolo di attore sistemico, nel solco della tradizionale autonomia strategica indiana.

La strategia commerciale indiana e il fattore Stati Uniti

L’accordo con l’Unione europea si colloca pienamente all’interno di una più ampia strategia indiana di diversificazione commerciale e geopolitica. Negli ultimi anni Nuova Delhi ha accelerato la conclusione di accordi di libero scambio e partenariati economici in Asia-Pacifico, Medio Oriente ed Europa – con interlocutori quali ASEAN, Giappone, Corea del Sud, Australia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito ed EFTA – costruendo una rete di intese volta a ridurre vulnerabilità strutturali e ampliare l’accesso ai mercati globali.

In questo quadro, l’FTA con l’UE rappresenta il tassello più ambizioso sia per dimensione economica sia per valore politico e segnala al contempo l’interesse dell’India a rafforzare il proprio ancoraggio all’Occidente e a un ordine internazionale fondato su regole, pur senza rinunciare alla propria autonomia strategica. Non è un caso che, parallelamente, l’India non abbia ancora concluso un accordo commerciale strutturato con gli Stati Uniti. Il rapporto indo-americano resta profondo sul piano strategico, ma è segnato da frizioni tariffarie e regolatorie e dall’uso crescente del commercio come leva politica da parte di Washington.

Questa dinamica ha spinto Nuova Delhi, come Bruxelles, a guardare con maggiore decisione a opzioni di diversificazione. Dal lato europeo, le pressioni commerciali statunitensi e l’incertezza del contesto transatlantico hanno rafforzato la necessità di costruire con maggiore convinzione partenariati economici più stabili e prevedibili in altri spazi strategici, dall’Indo-Pacifico al Medio Oriente. L’accordo UE–India va dunque analizzato anche come una risposta convergente alla crescente volatilità del sistema commerciale globale.

Dal negoziato alla firma: un percorso lungo quasi due decenni

Il valore politico dell’accordo emerge con chiarezza se si considera la sua lunga gestazione. I negoziati per un FTA tra UE e India erano stati avviati per la prima volta nel 2007, per poi essere sospesi nel 2013 in un contesto internazionale e interno meno favorevole. Il rilancio del dialogo nel 2022 ha segnato l’inizio di una nuova fase, caratterizzata da una maggiore consapevolezza strategica reciproca e da un quadro geopolitico profondamente mutato. L’ultimo round formale di negoziazione si è svolto nell’ottobre 2025, seguito da consultazioni a livello tecnico e politico che hanno consentito di superare nodi rimasti irrisolti per anni.

Parallelamente al negoziato sull’FTA, Unione europea e India hanno avviato anche le trattative per un Accordo sulle Indicazioni Geografiche e per un Accordo sulla Protezione degli Investimenti, a conferma di un approccio più ampio e sistemico alla relazione economica. Questi dossier restano aperti e rappresentano un tassello essenziale per la piena maturazione del partenariato.

Dal commercio alla politica economica

Sul piano strettamente commerciale, l’accordo prevede una liberalizzazione ampia degli scambi, con l’eliminazione o la riduzione dei dazi su oltre il 96% delle esportazioni europee verso l’India e un accesso preferenziale al mercato UE per la quasi totalità delle esportazioni indiane. I settori maggiormente interessati coincidono con il cuore delle economie industriali europee, mentre restano esclusi i comparti agricoli più sensibili, a conferma della natura politica del compromesso raggiunto.

Il significato dell’intesa, tuttavia, va oltre le cifre. La vera innovazione risiede nell’inquadramento del commercio come strumento di politica economica e strategica. L’FTA crea un quadro regolatorio più stabile e prevedibile, indispensabile per favorire investimenti, joint venture e integrazione delle catene del valore, trasformando la prevedibilità in un asset strategico.

Autonomia strategica, de-risking e fattore Cina

In un sistema internazionale sempre più polarizzato, l’accordo UE–India si inserisce nel dibattito sull’autonomia strategica intesa non come chiusura, ma come capacità di scelta. Secondo la prospettiva di Bruxelles, rafforzare il rapporto con l’India significa costruire un pilastro alternativo all’interno di un ordine economico più frammentato, in linea con la strategia europea di de-risking nei confronti della Cina, volta a ridurre dipendenze eccessive senza perseguire un disaccoppiamento completo.

Dal punto di vista indiano, l’intesa con l’UE offre uno strumento per bilanciare relazioni complesse con altri grandi attori globali e per affrontare vulnerabilità strutturali emerse anche nel contesto della strategia “China+1”, dalla quale Nuova Delhi ha beneficiato meno di quanto previsto. Rafforzare la base manifatturiera, attrarre investimenti e ridurre la dipendenza da singoli fornitori – in particolare nei settori tecnologici e dei materiali critici – diventa una condizione necessaria per una reale resilienza economica.

Sicurezza, difesa e spazio Indo-Mediterraneo

Un elemento distintivo del nuovo partenariato UE–India è l’integrazione esplicita della dimensione di sicurezza e difesa. Già il giorno precedente al vertice UE–India, durante la parata per la Festa nazionale indiana alla quale la leadership europea ha partecipato come ospite d’onore, hanno sfilato le bandiere dell’Unione europea, dell’EU Military Staff e delle operazioni Atalanta e Aspides. In un Paese in cui i simboli hanno un peso politico decisivo, questo passaggio ha rappresentato un segnale chiaro: la sicurezza è ormai parte integrante del rapporto tra Bruxelles e Nuova Delhi.

La firma di un primo quadro di cooperazione in materia di sicurezza e difesa conferma questa traiettoria, estendendo il partenariato oltre l’economia verso ambiti quali sicurezza marittima, minacce ibride, cybersicurezza e tecnologie emergenti. La convergenza su questi dossier è particolarmente significativa se letta alla luce della crescente centralità dello spazio Indo-Mediterraneo, inteso come continuum strategico che collega l’Oceano Indiano al Mediterraneo allargato.

In questo spazio, UE e India condividono interessi strutturalmente convergenti: libertà di navigazione, sicurezza delle rotte commerciali, protezione delle infrastrutture critiche e resilienza delle catene di approvvigionamento. La sicurezza di questo tratto di mare è una precondizione della geoeconomia condivisa, poiché da esso transitano flussi energetici, commerciali e digitali essenziali per Europa e Asia. Non a caso, l’India è già attivamente impegnata in forme di cooperazione operativa con l’UE e con assetti navali europei.

Il ruolo dell’Italia nel partenariato UE–India

All’interno di questo quadro, l’Italia emerge come uno degli attori europei maggiormente interessati a tradurre l’accordo UE–India in risultati concreti sul piano industriale, logistico e strategico. I settori coinvolti dalla liberalizzazione coincidono infatti con il cuore del sistema produttivo italiano, mentre la dimensione marittima e di connettività del partenariato si intreccia con le priorità strategiche di Roma nel Mediterraneo allargato e nell’Indo-Mediterraneo.

Questa lettura è stata sintetizzata dall’ambasciatore italiano in India, Antonio Bartoli, che ha inquadrato l’FTA come un banco di prova per un diverso approccio europeo al commercio globale. Secondo Bartoli, il valore dell’accordo risiede in un metodo fondato su affidabilità, fiducia e complementarità, in una logica peer-to-peer che privilegia la cooperazione rispetto a schemi transazionali a somma zero. Nella prospettiva italiana, ciò significa poter rafforzare la propria proiezione economica e industriale in Asia contribuendo al contempo alla ridefinizione della postura strategica europea.

L’intesa strategica nell’Indo-Mediterraneo

Nel complesso, l’accordo UE–India va interpretato non come un punto di arrivo, ma come una piattaforma strategica. La sua efficacia dipenderà dalla capacità delle parti di tradurre la liberalizzazione commerciale in cooperazione industriale, investimenti, standard condivisi e dialogo strategico, in un contesto internazionale segnato da crescente instabilità.

In questa prospettiva, l’FTA UE–India appare meno come un semplice accordo commerciale e più come un accordo di sistema, in cui commercio, sicurezza economica, tecnologia e stabilità marittima convergono in un quadro coerente. Il riferimento implicito è a uno spazio strategico condiviso – l’Indo-Mediterraneo – che collega l’Oceano Indiano al Mediterraneo allargato e segna la proiezione verso l’Indo-Pacifico di ciò che l’Italia definisce sempre più spesso “Mediterraneo Globale”. Un continuum geostrategico in cui flussi commerciali, infrastrutture critiche e sicurezza marittima risultano sempre più interdipendenti.

Se implementato in modo efficace, l’accordo potrà contribuire a ridefinire gli equilibri tra Europa e Asia proprio lungo questo asse, rafforzando la capacità europea di agire come attore strategico in uno spazio che non è più periferico, ma centrale per la competizione economica e politica globale, e offrendo al contempo un modello alternativo di cooperazione economica e strategica in un mondo sempre più frammentato.

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