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I settantacinque anni della NATO e la sfida della sicurezza nel Mediterraneo

La NATO compie 75 anni, ma il nuovo contesto internazionale e le sfide alla sicurezza euro-atlantica pongono nuove sfide per l’Alleanza. L’articolo di Enrico Casini, pubblicato su Il Giornale venerdì 19 aprile 2024.

Settantacinque anni fa, nell’aprile del 1949, a Washington nasceva la NATO. Furono dodici i paesi fondatori, dieci europei e due del Nord-America. Oggi, con l’ingresso recente della Svezia, sono diventati trentadue, distribuiti su tre continenti, con una popolazione di quasi un miliardo di abitanti. Il processo allargamento, nel corso della sua storia, l’ha portata a coinvolgere quasi tutto il territorio europeo, comprendendo anche molti paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dalla penisola iberica alla Turchia passando per i Balcani. L’Italia, che fu tra i fondatori dell’Alleanza, ha sempre avuto nella dimensione euro-atlantica, insieme a quella mediterranea, una delle principali sfere di azione della sua politica estera. Entrambe oggi sempre più strettamente legate. Infatti, le evoluzioni della geopolitica e i recenti venti di guerra che soffiano dal Medio Oriente, il conflitto in Ucraina con i suoi riverberi nelle aree vicine, la crisi nel Mar Rosso, gli altri focolai di insicurezza disseminati dall’Africa al Caucaso fino all’Afghanistan, dimostrano con evidenza quanto questa regione sia rilevante per la sicurezza europea e per la NATO. Nei prossimi anni lo sarà sempre di più.

Quando l’Alleanza atlantica fu fondata, nei primi anni della Guerra Fredda, l’Europa era ancora cosparsa di macerie e grazie agli aiuti del Piano Marshall stava iniziando di risollevarsi. Sconfitto il nazismo, l’Europa doveva essere difesa da una nuova minaccia totalitaria, il comunismo sovietico. Su impulso americano, con la volontà di costruire una solida base di sicurezza comune tra i paesi euro-atlantici, fu fondata la nuova alleanza che, come ha recentemente ricordato anche il Presidente Mattarella, ha garantito stabilità e pace fino ai nostri giorni. L’equilibrio bipolare tra Est e Ovest rimase in essere fino al crollo del Muro di Berlino, quando nel volgere di pochi mesi il collasso dei regimi comunisti dell’Europa mise fine anche alla Guerra Fredda. Iniziò allora una fase nuova della politica internazionale, in cui la NATO si rese subito protagonista. Prima le guerre balcaniche e poi gli attentati dell’11 settembre 2001, e la successiva guerra globale al terrorismo, dimostrarono quanto i pericoli per la sicurezza globale, ed europea, fossero cambiati, e di conseguenza come la stessa Alleanza potesse adempiere ad un ruolo nuovo di tutela della sicurezza euro-atlantica contro le minacce emergenti del nuovo millennio. Molte di queste minacce erano già presenti e radicate nelle due sponde del Mediterraneo.

A inizio del terzo millennio, il ritorno in campo della Russia, sul piano politico e militare, l’ascesa cinese, lo scoppio di nuovi disordini internazionali, hanno ulteriormente impresso un’accelerazione al processo di cambiamento degli equilibri globali, confermando l’importanza di un attore come la NATO. L’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022 ha rotto un equilibrio di pace che si era consolidato in Europa, dopo più di settant’anni; il ritorno di una guerra interstatuale sul suolo europeo, ha confermato la NATO nella sua centralità strategica quale garante unico e insostituibile della stabilità e della sicurezza europea. E non a caso, paesi storicamente neutrali come Svezia e Finlandia, di fronte al ritorno della minaccia russa, hanno chiesto di farne parte.

La NATO negli ultimi trenta anni ha saputo adattarsi al mondo che cambiava, continuando a fornire un ombrello di sicurezza all’Europa, ma diventando anche strumento di azione, sul piano globale, in teatri complessi come i Balcani, la Libia, l’Afghanistan. La sua prospettiva strategica è stata aggiornata via via nei diversi concetti strategici che dagli anni Novanta in poi, con una cadenza decennale, ne hanno ridefinito architettura strategica e politica, allargandone volta per volta il perimetro di azione. Allo stesso tempo, si è consolidata come consesso unico di confronto transatlantico ed è diventata un player globale, sviluppando relazioni solide con partner strategici all’altro capo del mondo, dal Giappone all’Australia, e forme di dialogo e collaborazione con i principali paesi del Medio Oriente, del Nord Africa e del Golfo.

Con la guerra in Ucraina le tensioni con la Russia sono tornate fortissime ai confini orientali dell’Alleanza, ma allo stesso tempo, stanno aumentando anche nel Mediterraneo, dove dall’Africa Subsahariana, alla Libia alla Siria, la presenza russa, negli ultimi anni, è molto cresciuta. E con essa quella di tutte le maggiori potenze mondiali e regionali.

Del resto, il Mediterraneo, confine meridionale sia della NATO che dell’Europa, è anche l’incrocio geografico e geopolitico tra Occidente, Oriente e Global South, tra Africa, Oriente ed Europa. In questa area del mondo insistono interessi enormi di tutte le grandi potenze: interessi economici, energetici, militari, politici che la rendono fondamentale per gli equilibri globali. Negli ultimi anni, soprattutto dopo la fine delle Primavere arabe, è stata sempre più esposta a tensioni e conflitti. La presenza di guerre ibride e competizione geopolitica, il moltiplicarsi di forme di instabilità legate a crisi umanitarie, ambientali ed economiche, la persistenza di fenomeni come il terrorismo o la criminalità transnazionale, rappresentano tutti un insieme di elementi capaci di minacciare seriamente la sicurezza euro-atlantica. Tanto che nel corso degli ultimi vertici dell’Alleanza è stata via via data maggiore rilevanza proprio al tema della sicurezza lungo il Fianco Sud. Un tema complesso, che interessa non solo aspetti di natura militare, ma si allarga anche a dimensioni diverse, connesse tra loro, come quella economica, energetica, sanitaria o alimentare. E che nel futuro prossimo sarà sempre più interessata anche da fattori come la demografia che cambia o i cambiamenti climatici.

Per l’Italia ovviamente, questo tema è una priorità strategica, più volte ribadita dal Governo nei consessi internazionali - come anche lo stesso Piano Mattei, con la sua proiezione verso l’Africa, conferma. Del resto, il livello di impegno del nostro paese in questa regione, sul piano politico, diplomatico e militare, è ovviamente molto forte. Non potrebbe essere altrimenti. Ma non tutti in Europa sembrano aver dimostrato sufficiente consapevolezza della gravità dei pericoli che da sud incombono sul Vecchio continente. Mentre invece, proprio per la partita geopolitica che si sta giocando nel Mediterraneo, anche in connessione con la guerra in Ucraina, è strategico rafforzare iniziative e presenza, in tutto il Fianco Sud, per cercare di consolidare le basi di una duratura stabilità che possa rafforzare la sicurezza europea.

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