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Israele cerca il suo spazio nella connettività del Golfo

Israele guarda al Golfo per portare avanti i suoi progetti di connettività e infrastrutturali. L’analisi di Emanuele Rossi

Percependo il valore sempre più centrale dei progetti di connettività nel Golfo, Benjamin Netanyahu intende giocare la sua parte. Il primo ministro israeliano ha lanciato un progetto per collegare le aree periferiche alla città di Tel Aviv e, in futuro, potrebbe fornire collegamenti via terra con l'Arabia Saudita. “In futuro”, come ha detto Netanyahu presentandolo durante la riunione settimanale del gabinetto di governo, domenica 30 luglio, significa riferirsi a quando il processo di normalizzazione tra Gerusalemme e Riad, mediato da Washington, sarà definitivamente concluso.

L'annuncio ha fatto seguito a un viaggio di alti funzionari statunitensi in Arabia Saudita la scorsa settimana per promuovere la possibilità di stringere relazioni formali tra il regno sunnita e la democrazia ebraica. Nonostante intoppi – legati a questioni politiche internazionali – e rallentamenti connessi allo schema molto “radicale” dell’attuale esecutivo israeliano, l’avvicinamento tra le due potenze mediorientali è ormai in corso. Le pianificazioni strategiche comprendono già questo genere di visioni. Infatti, per Netanyahu, il progetto infrastrutturale è un modo per orientarsi verso le dinamiche del Golfo (ormai individuato come partner regionale a proiezione internazionale per Israele), ma anche per dimostrare agli investitori internazionali che il suo Paese è ancora affidabile nonostante le proteste che da mesi si verificano contro le mosse del suo esecutivo – su tutte la riforma giudiziaria.

Il “One Israel Project”, che ha descritto come progettato per ridurre il tempo di viaggio in treno verso i centri commerciali e governativi del paese (e quando servirà verso le mete saudite e, dunque, anche emiratine), è fondamentalmente un aggiornamento di un'idea promossa da anni, sulla quale sono stati fatti pochi progressi. Il governo nel 2010 ha approvato un'iniziativa simile multi-miliardaria per una rete nazionale, che però non ha guadagnato trazione, ma che venga rinvigorita in questo momento è significativo. “Vorrei aggiungere che in futuro saremo anche in grado di trasportare merci per ferrovia da Eilat (sul Golfo di Aqaba, verso la parte orientale del Sinai, ndr) e il nostro Mediterraneo, e saremo anche in grado di collegare Israele in treno all'Arabia Saudita e alla penisola arabica”, ha detto Netanyahu dando profondità al piano geopolitico-infrastrutturale.

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo ha da tempo pianificato un progetto ferroviario di collegamento tra i sei stati membri – Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Oman e Arabia Saudita – che va sotto il nome di “Gulf Railway” e ha come scopo quello di migliorare le relazioni economiche e creare una circolarità di connessioni infrastrutturali nella regione. È la railway diplomacy, dove le ferrovie diventano legami fisici in cui scorrono le relazioni internazionali e commerciali. E in questo i Paesi del Golfo, che hanno intenzione di collegare tutta la regione attraverso una rete di binari che dovrebbe creare una circolarità di connessioni, sono piuttosto ricettivi all’idea israeliana.

A metà giugno, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan – che era a Riad nei giorni scorsi per parlare anche di Israele e sarà a Jeddah nei prossimi, per partecipare ai peace talks sauditi sull’Ucraina – ha parlato con i rappresentanti di Arabia Saudita, Emirati e India dello sviluppo di un progetto infrastrutturale che spera di unire i Paesi della regione del Golfo grazie ad una rete ferroviaria, collegata anche con l’India attraverso rotte marittime dai porti dell’area. È di fatto un progetto di connettività alternativo alla Via della Seta cinese, e per questo molto apprezzato dagli americani.

L’India è parte del discorso perché ha le capacità industriali per portare avanti il progetto, su cui i Paesi del Golfo possono investire, e Israele, che è membro dell’I2U2 — con India, Emirati e Sati Uniti – non vuol perdere “il treno”. Lungo l’asse indo-abramitico dell’I2U2 scorre anche l’India Middle East Food Corridor, pensato per fortificare le supply chain in materia di sicurezza alimentare. Tra l’altro, Gerusalemme sta collaborando profondamente con gli indiani anche su altre forme di connettività. Domenica, la Israel Aerospace Industries ha lanciato un satellite da ricognizione dall'India per conto del ministero della Difesa di Singapore. Raccoglierà un'ampia gamma di dati “in termini sia di copertura che di risoluzione, giorno e notte e in tutte le condizioni meteorologiche”. Informazioni importanti per un Paese dal carattere strategico, dove l’expertise israeliano si è sommato al peso politico indiano (che ha fatto da piattaforma).

I collegamenti tra Medio Oriente e Asia crescono di struttura e forma. La connettività è uno dei temi chiave, anche perché eventi come la pandemia, la guerra in Ucraina o il blocco di Suez a causa del super cargo Evergiven, hanno dimostrato la fragilità delle attuali catene di approvvigionamento. Deleterio per Paesi che cercano di spingere il proprio sviluppo. Come la catena di perle emiratina ha l’obiettivo di creare un’insieme di connessioni portuali tra Mar Arabico e Mediterraneo, ora la diplomazia (commerciale e non solo) viaggia lungo binari ferroviari in grado di connettere mondi apparentemente distanti, ma in fase (per quanto complessa) di avvicinamento.

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