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Sicurezza alimentare e guerra in Ucraina. Quali rischi nell’area MENA?

di Anna Maria Cossiga

La guerra in corso in Ucraina potrebbe avere pesanti ricadute anche sul piano della sicurezza alimentare di alcuni paesi nella regione del Medio Oriente e Nord Africa. Quali sono i rischi principali derivanti da questa crisi? Il punto di Anna Maria Cossiga

Lo scoppio del conflitto ucraino sta facendo lievitare il prezzo del grano e dei suoi derivati e il mondo si preoccupa per la sicurezza alimentare di numerosi paesi. A Chicago, riferimento mondiale delle materie prime agricole, il contratto sul grano è aumentato dell’1,4%[1], mentre a Parigi, il costo è aumentato del 70% dall’inizio dell’anno[2].

Secondo Oleg Ustenko, consigliere economico del presidente ucraino Zelensky “la violenza russa sta causando una crisi nella sicurezza alimentare globale […] gli agricoltori non possono dare inizio alla campagna di semina primaverile […] Le zone […] di produzione agricola sono sotto attacco”[3].

Non poter seminare significa non poter raccogliere, dunque non avere grano, né farina né, a cascata, tutto ciò che dal grano deriva. La tragica situazione ucraina ha effetti negativi non solo sul grano, ma su tutto il settore agricolo. Dalla Russia e dall’Ucraina proviene circa il 30% del grano globale, ma i due paesi insieme rappresentano anche “il 19% delle forniture globali di mais per l’allevamento animale e ben l’80% delle esportazioni di olio di girasole” [4]. La guerra, dunque, rischia di far diminuire drasticamente anche il foraggio per i bovini di cui ci cibiamo. All’impossibilità di portare avanti i lavori agricoli in Ucraina, si aggiunge il blocco dei porti da cui partono le navi cargo dirette in tutto il mondo, il che può significare o il ritardato arrivo, o l’impossibilità di consegna di merce già acquistata, con una conseguente interruzione della supply chain in tutto il mondo. Allo stesso tempo, i premi delle assicurazioni sulle navi che entrano nel Mar Nero sono arrivati alle stelle, sempre che sia possibile stipularne una[5].

Dunque, tra importazioni diminuite e prezzi aumentati, potremo avere scarsità di grano, di farina e di pane, ma anche di carne e, a quanto pare, di olio da cucina. Tuttavia, mentre nei paesi occidentali alcuni prodotti potranno scarseggiare sulle tavole, per altri, ai problemi già causati dal conflitto, si aggiungono quelli già esistenti come la carenza d’acqua, la siccità, l’alto costo dei fertilizzanti e i due anni di pandemia[6]. Per alcuni di questi paesi esiste un vero e proprio rischio di carestia e di gravi difficoltà di accesso alle risorse alimentari.

Analizzando l’area del Nord Africa e del Medio Oriente, le importazioni di grano che, nel biennio 2020-21, per il 40-50% sono arrivate dalla Russia e dall’Ucraina[7], sono necessarie, insieme a quelle di altri prodotti agricoli, perché la produzione interna non soddisfa il fabbisogno e, anche se spesso i beni di prima necessità sono sovvenzionati dallo stato, c’è il rischio di proteste popolari e di crisi politica. Le “Primavere Arabe” ce l’hanno insegnato.

Numerosi paesi nordafricani e mediorientali importano il loro grano dall’Ucraina e dalla Russia. L’Egitto, per esempio, nel 2020-2021 ha ricevuto da essi l’80% del grano[8], il Libano ne importa l’80% dall’Ucraina[9] e il 50% del frumento della Tunisia proviene da questi due fornitori[10]. La Tunisia e il Libano, però, hanno gravi problemi economici e finanziari e l’aumento dei prezzi potrebbe causare tensioni a livello sociale. Il Marocco, che ha in campo vari progetti agricoli e per la sicurezza alimentare, deve preoccuparsi degli effetti dei cambiamenti climatici e della siccità[11]. Secondo gli analisti, la Giordania e i paesi del Golfo avranno meno difficoltà a riprendersi, mentre il paese più colpito dalle conseguenze belliche sulla sicurezza alimentare sarà lo Yemen, dove ci sono già più di 16 milioni di persone che hanno gravi difficoltà di accesso al cibo o si trovano in una situazione di semicarestia[12]. Le previsioni a breve termine, comunque, sono preoccupanti per l’intera area[13].

Il Kenya, il Sud Sudan e i paesi del Corno d’Africa, invece, sono quelli che, secondo gli esperti, presentano le maggiori criticità. Le difficoltà nel traffico navale e l’aumento dei prezzi si aggiungeranno alle gravi crisi esistenti. Già da qualche anno, la regione si trova di fronte ad una grave crisi alimentare dovuta alla siccità e ai problemi socio-politici interni e, in base ai dati della FAO, nel 2022, in paesi come la Somalia, l’Etiopia e il Kenya, dai 15 ai 20 milioni di persone potranno avere gravissime difficoltà di accesso al cibo[14]. Alcuni di tali paesi, inoltre, come il Sud Sudan e la Somalia, anche se non direttamente coinvolti dalla crisi ucraina, potranno esserlo indirettamente perché importano grano o mais dall’Uganda, dal Kenya, dalla Tanzania e dall’Egitto che, a loro volta, lo importano dai due paesi in guerra[15].

Per quanto riguarda i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, abbiamo anche qualche dato in merito alle riserve strategiche di grano disponibili. In Egitto, le scorte saranno sufficienti per tutto l’anno e il premier ha annunciato che “il paese diversificherà le fonti” per evitare di fare affidamento soltanto sulle importazioni da paesi “specifici”[16]. Anche l’Algeria prevede di essere al sicuro sino alla fine del 2022 e il ministro dell’agricoltura e delle riserve agricole ha reso noto che il paese “ha preso tutto le precauzioni per assicurarsi che il mercato nazionale sia coperto e possa soddisfare in pieno la necessità di grano della cittadinanza”[17]. Da parte sua, il re di Giordania ha incoraggiato la popolazione, dichiarando che le riserve del paese sono del tutto sufficienti[18].

La durata della “crisi del grano” e l’impennata dei prezzi dipenderanno dal decorso della guerra e dalle condizioni in un cui l’Ucraina, i suoi campi e i suoi porti si troveranno alla fine del conflitto. Le previsioni, come abbiamo visto, sono piuttosto negative a livello globale e, soprattutto, per i paesi in via di sviluppo. Eppure, secondo il World Food Programme, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare, le conseguenze della guerra in Ucraina “potrebbero affievolirsi nel lungo termine, perché i mercati si auto-regolamenteranno” e si troveranno paesi alternativi da cui rifornirsi per i prodotti oggi carenti[19]. È un ritaglio di speranza che sembra utile condividere.


[1] https://www.agi.it/economia/news/2022-02-24/crisi-ucraina-minaccia-prezzo-grano-mais-soia-15744660/.

[2] https://www.lemonde.fr/economie/article/2022/03/09/guerre-en-ukraine-alerte-sur-les-prix-record-du-ble_6116739_3234.html.

[3] https://www.ft.com/content/02095093-329b-4b66-9f80-13d07350014c.

[4] https://www.corriere.it/economia/consumi/22_febbraio_28/grano-perche-prezzo-aumenta-presto-anche-pasta-non-c-entra-solo-guerra-541440a8-987d-11ec-899b-30de360aaa79.shtml.

[5] https://docs.wfp.org/api/documents/WFP-0000137463/download/?_ga=2.139435571.1416525939.1647361306-1849476986.1646305475.

[6] Ivi.

[7]https://library.eurasiagroup.net/document/openremote/wfpub_eurasia_10495_564aa422/wfpub_eurasia_10495_564aa422.html.

[8]https://library.eurasiagroup.net/document/openremote/wfpub_eurasia_10495_564aa422/wfpub_eurasia_10495_564aa422.html

[9] https://icibeyrouth.com/economie/46472.

[10] https://www.aa.com.tr/fr/analyse/guerre-en-ukraine-quid-de-l-incidence-sur-l-%C3%A9conomie-tunisienne-/2526101.

[11] https://library.eurasiagroup.net/document/openremote/wfpub_eurasia_10495_564aa422/wfpub_eurasia_10495_564aa422.html.

[12] https://www.wfp.org/stories/ukraine-war-more-countries-will-feel-burn-food-and-energy-price-rises-fuel-hunger-warns-wfp.

[13] https://library.eurasiagroup.net/document/openremote/wfpub_eurasia_10495_564aa422/wfpub_eurasia_10495_564aa422.html.

[14] https://www.cfr.org/in-brief/east-africas-growing-food-crisis-what-know.

[15] https://qz.com/africa/2141561/the-war-in-ukraine-war-threatens-africas-wheat-supply/#site-navigation.

[16] https://www.africanews.com/2022/03/10/egypt-announces-the-country-is-to-diversify-its-sources-of-wheat/.

[17] https://www.middleeastmonitor.com/20220307-algeria-has-enough-grain-reserves-until-the-end-of-2022/.

[18] https://petra.gov.jo/Include/InnerPage.jsp?ID=41487&lang=en&name=en_news.

[19] https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/WFP-0000137369.pdf.

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