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Un gioco di draghi e leoni

di Asia Jane Leigh

Investimenti, infrastrutture e soft power: la strategia cinese nel Maghreb e le sue ripercussioni sul Mediterraneo

Da quando la Belt and Road Initiative (BRI) ha mosso i suoi primi passi nel 2013, Pechino ha mostrato un crescente interesse per il Maghreb, riconoscendo l’importanza geostrategica di una regione che rappresenta una delle principali vie di ingresso ai mercati africani ed europei. Negli ultimi due decenni, la Cina ha consolidato le relazioni con Algeri, Tunisi, Cairo e Rabat, ben consapevoli delle opportunità economiche, strategiche, politiche e culturali di una regione che si trova al crocevia tra Africa, Europa e mondo arabo. Pechino ha infatti siglato dei Memorandum of Understanding con tutti i paesi del Nord Africa, dimostrando il suo crescente interesse per la regione. Tuttavia, resta da vedere l’effettiva sostenibilità degli investimenti cinesi nel lungo periodo, soprattutto in funzione dell'attuale attenzione posta da Pechino sulle politiche economiche e di investimento interne.

La Cina ha rafforzato la sua presenza nell'area firmando partenariati strategici (PS) e partenariati strategici completi (PSC), entrambi incentrati su aree di cooperazione come economia, sicurezza, tecnologia, ma anche cultura e sviluppo. La Cina ha stabilito dei PSC con Algeria ed Egitto nel 2014 e un PS con il Marocco nel 2016. Mentre gli accordi del primo tipo prevedono un livello più elevato di comunicazione istituzionale e una solida cooperazione in termini di diplomazia e di sicurezza, la seconda tipologia è caratterizzata da disposizioni più generiche focalizzate in ambito economico e culturale. I PS e i PSC sono composti da diversi memorandum, che garantiscono una grande flessibilità al tipo di rapporti che Pechino punta a stabilire con i paesi del Maghreb. Ad esempio, con tutti gli stati della regione Pechino ha finalizzato accordi per la costruzione di infrastrutture e l’implementazione di progetti di sviluppo. Tuttavia, il sistema dei memorandum ha coinvolto anche la Tunisia rispetto alla quale Pechino ha costruito relazioni più focalizzate su commercio e cultura. Pechino ha lavorato sulla regione utilizzando anche le sue piattaforme multilaterali, come il Forum di Cooperazione Cina-Stati Arabi (CASCF) e il Forum sulla Cooperazione tra Cina e Africa (FOCAC).

La strategia cinese in Nord Africa combina elementi di soft power e hard power, ma è la dimensione economica a caratterizzare in modo prominente le relazioni tra Cina e Maghreb. Gli investimenti e le partnership cinesi nella regione hanno spaziato dal commercio allo sviluppo di infrastrutture, ma anche dalla cooperazione finanziaria, al turismo, ai trasporti e all’industria manifatturiera. Delle 10 mila aziende cinesi presenti in Africa tra il 2016 e il 2017, circa un terzo opera infatti nel settore manifatturiero, contribuendo alla creazione di posti di lavoro, allo sviluppo delle competenze locali e al trasferimento di nuove tecnologie. Un’altra importante attività della Cina nella regione è la costruzione e il finanziamento d’infrastrutture di ingegneria civile. In Africa, un progetto su cinque è finanziato dalla Cina, mentre uno su tre è realizzato direttamente da aziende cinesi. Nei piani di Pechino figurano anche mega progetti infrastrutturali come le autostrade Cairo-Dakar, Algeri-Lagos e Tripoli-Città del Capo o le Vie della Seta Marittima pianificate da Pechino, tutte infrastrutture che collegheranno il Nord Africa all’Africa sub-sahariana, con l’obiettivo di aumentare il commercio intra-Africano. La China State Construction Engineering Company (CSCEC) e la China Harbour Engineering Company (CHECH) stanno entrambe finanziando la realizzazione del porto di El Hamdania, in Algeria, in cambio della concessione per l’utilizzo dell’infrastruttura per i primi 25 anni, mentre l’azienda statale cinese, COSCO Shipping Ports, ha acquisito il controllo di uno dei principali punti di accesso al Mar Mediterraneo, Port Said all’imbocco del Canale di Suez. La Cina si sta inoltre specializzando nella posa di cavi sottomarini, un elemento cruciale per lo sviluppo delle telecomunicazioni. L’obiettivo di Pechino è, infatti, quello di migliorare la connettività tra Asia, Africa ed Europa, aumentando il commercio e stimolando la crescita economica.

Oltre alle Vie della Seta Marittime, Pechino sta compiendo investimenti significativi anche nel settore digitale e tecnologico. Uno degli ultimi progetti, lanciato nel 2016, è la Mohammed VI Tangier Tech City, un hub dal valore di 10 miliardi di dollari, frutto di un accordo tra la banca marocchina BMCE, la China Communications Construction Co (CCCC) e la China Road and Bridge Cooperation (CRBC). Una volta terminata, la nuova città dovrebbe ospitare 200 aziende cinesi, diventando la “Shanghai del Marocco”. Anche in Egitto, la China State Construction Engineering Corporation (CSCEC) sta lavorando alla costruzione del Central Business District di quella che diventerà la nuova capitale amministrativa egiziana. La nuova smart city, per ora soprannominata “Sisi-City”, si trova a 50 km ad est del Cairo. L’ambizioso progetto da 58 miliardi di dollari, si basa in gran misura sull’assistenza di Pechino, e coinvolge aziende di primo piano come Huawei.

Secondo il China Global Investment Tracker, il commercio tra Cina e paesi del Maghreb ha raggiunto quasi i 23,5 miliardi di dollari nel 2019, mentre nel 2018 il Maghreb ha rappresentato il 7,6% delle importazioni cinesi dall’Africa e il 14,7% delle esportazioni cinesi complessive nel continente. In questo contesto, l’Algeria è il primo cliente di Pechino nella regione, mentre Tunisia e Marocco rappresentano entrambe il terzo mercato di esportazione per le imprese cinesi nella regione. La Cina è anche il primo partner commerciale dell’Egitto, con l’11% del commercio totale del paese maghrebino. Resta però un evidente squilibrio tra le importazioni cinesi (15% delle importazioni totali egiziane) e le esportazioni egiziane verso la Cina, pari solo al 2,2%.

Dal punto di vista finanziario, Pechino è uno dei principali creditori del Maghreb. Al vertice FOCAC del 2018, il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato un pacchetto di 60 miliardi di dollari tra investimenti finalizzati allo sviluppo e prestiti verso gli stati africani, che si aggiungono agli 86 milioni di dollari di prestiti commerciali concessi da Pechino tra il 2000 e il 2014. In questo senso la Cina si è distinta dall'Occidente grazie alla sua politica di non ingerenza negli affari interni e alla sua enfasi su partenariati paritari dai vantaggi reciproci. Come altre economie emergenti, Marocco, Tunisia ed Egitto guardano favorevolmente al pragmatismo cinese, che consente loro una maggiore flessibilità rispetto alla burocrazia occidentale. Secondo un’indagine condotta dall’Arab Barometer nell’ottobre 2020, il 60% degli algerini, il 55% dei marocchini e il 53% dei tunisini hanno un’opinione molto favorevole della Cina, una percentuale che è aumentata nel 2021, grazie alla “diplomazia delle mascherine” e alla successiva “diplomazia dei vaccini” cinese. Pechino ha infatti offerto notevoli benefici ai partner della Health Silk Road, inclusa l’opportunità di produrre localmente il vaccino Sinovac, una partnership particolarmente attraente per Egitto e Marocco, che puntano a diventare hub regionali sia per la produzione che per lo smistamento dell’immunizzante cinese.

Nel Maghreb, la Cina può contare anche sul proprio soft power e su una forte diplomazia pubblica, evidenziata dall’apertura di molteplici centri culturali cinesi (Rabat 2016, Cairo 2018) e Istituti Confucio (presso l'Università del Cairo e l'Università del Canale di Suez e in Tunisia) in tutta la regione, nonché dall’abolizione delle restrizioni sui visti per i turisti cinesi. Durante il summit del Forum on China-Africa Cooperation (FOCAC) del 2018 la Cina ha, inoltre, annunciato un aumento del numero di borse di studio per il Maghreb, rendendo la Cina la seconda destinazione dopo la Francia per gli studenti nordafricani.

Nonostante il ruolo sempre più preponderante della Cina in Nord Africa, gli investimenti di Pechino nel Maghreb – così come nel resto del mondo – vanno inquadrati nel contesto della pandemia di COVID-19 e dei suoi effetti per l’economia di Pechino. Secondo il Rapporto Annuale sulle Relazioni Economiche e Commerciali Cina-Africa (2021) stilato dal governo cinese, sebbene Pechino rimanga il principale partner commerciale del continente, il commercio bilaterale ha registrato un calo del 10,5% nel 2019, mentre il fatturato dei progetti cinesi nel continente africano ha registrato un calo del 16,7% rispetto al 2019, il quinto calo annuale consecutivo. Questa contrazione è dovuta alle restrizioni attuate dal governo cinese sugli investimenti esteri, per ridurre il deflusso dei capitali dal paese e quindi mitigare l’esposizione del sistema finanziario e favorire l’aumento della domanda interna.

Il Maghreb rappresenta solo una piccola parte del commercio di Pechino con l’Africa (14%), mentre gli investimenti cinesi restano concentrati nei paesi subsahariani. Come ogni altro attore impegnato nel Maghreb, la Cina deve fare conti con l’instabilità regionale. In Libia, per esempio, Pechino e Tripoli sono ancora lontani dal ripristinare le normali relazioni commerciali. Altre questioni, inoltre, potrebbero sorgere dall’area del Sahara occidentale, dove la politica cinese di non ingerenza sta faticando nel mantenere la sua imparzialità tra Algeria e Marocco.

Resta da vedere il potenziale ruolo di lungo termine di Pechino nel Maghreb, ma l’analisi della strategia geoeconomica cinese nella regione fa capire come la Cina è intenzionata a restare a lungo nel Mediterraneo.

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